Bombassei: sbagliato cancellare le riforme del Polo

Il responsabile del Lavoro conferma che sarà eliminato lo scalone della riforma previdenziale

da Roma

La Confindustria continua a premere sul governo Prodi perché si eviti una sorta di spoil system legislativo su argomenti di grande importanza, come il lavoro. Dopo Luca di Montezemolo, ieri a Brescia il vicepresidente dell’organizzazione imprenditoriale Alberto Bombassei lancia un monito al nuovo esecutivo: «Non si può pensare che tutto quello che è stato fatto dal precedente governo sia sbagliato: con questa logica si ripristinerà la possibilità di fumare nei luoghi pubblici». Magari fosse vero che la colpa di tutti i problemi del Paese è di Berlusconi, aggiunge Bombassei: «Se fosse così avremmo già risolto tutto; invece, cambiato il pilota, la macchina resta la stessa, vecchia e completamente da rinnovare».
Il fuoco di fila di dichiarazioni degli ultimi giorni, alcune non poco inquietanti soprattutto da parte dell’ala sinistra della maggioranza, non preoccupa (ancora) il vicepresidente della Confindustria: «Le sparate non vanno raccolte, giudicheremo il governo in base alle cose che farà. L’importante è parlare di meno e far di più». Dello stesso avviso è Savino Pezzotta, anche se l’ex segretario della Cisl si chiede in che modo il governo intenda modificare la legge Biagi. «Sulla Biagi bisogna uscire dal dibattito ideologico - spiega - bisogna verificare come le misure di flessibilità hanno funzionato, se ci sono state contraddizioni, e poi si interviene. Il ministro Damiano - aggiunge Pezzotta - dice che bisogna riscriverla: vorrei capire come». La cancellazione di alcune forme di flessibilità come lo staff leasing o il lavoro a chiamata non preoccupano particolarmente la Confindustria, che ha utilizzato poco o nulla queste due fattispecie. «Quel che manca alla Biagi sono gli ammortizzatori sociali - dice ancora Bombassei - e dagli interventi di Prodi e Bersani all’assemblea, qualche indicazione positiva sulle nostre richieste è arrivata».
In una lettera al Quotidiano Nazionale, Montezemolo chiede anche un dibattito forte sui costi della politica e della burocrazia nel Paese: «È il punto centrale della crisi italiana», afferma. Un invito che fa breccia fra gli imprenditori, ma che trova scarsa adesione nel mondo politico e sindacale. Per Alfonso Gianni, sottosegretario allo Sviluppo economico, «i costi della burocrazia e della politica non rappresentano il punto centrale della crisi italiana. Montezemolo - dice l’esponente di Rifondazione - li cita per salvare la classe imprenditoriale dalle proprie responsabilità». Per Pierpaolo Baretta, numero due della Cisl, la questione centrale è la competitività delle imprese.