Bombe in Cina, il terrorismo minaccia le Olimpiadi

Tre esplosioni nelle prime ore del mattino sui mezzi pubblici di Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan. E ora si teme che parta un’ondata repressiva

Tre autobus fatti esplodere nell'ora di punta. Tre morti, uno dei quali deceduto durante il trasporto in ospedale, e quattordici feriti. È il bilancio di quanto avvenuto ieri mattina a Kunming, città della Cina sud-occidentale, capitale della provincia dello Yunnan. Le esplosioni sono avvenute nell'arco di un'ora: la prima alle 7.10 del mattino e la seconda pochi minuti dopo le otto. Della terza esplosione non si hanno notizie. Le forze di polizia locali parlano di «azioni deliberate», sabotaggi: in pratica, anche se la parola non piace, di terrorismo. Tutti i più importanti network del Paese, come avvenne il 12 maggio scorso per le immagini del terremoto in Sichuan, hanno mostrato le riprese degli attentati nel giro di poche ore.
A diciotto giorni dalle Olimpiadi, gli attentati pongono la questione sicurezza all'ordine del giorno per il governo di Pechino, che non a caso proprio ieri è tornato a denunciare anche la minaccia rappresentata dai separatisti uiguri del Xinjiang. Non c’è stata alcuna rivendicazione degli attentati, ma la polizia cerca una relazione tra le esplosioni di ieri e gli incidenti che sono avvenuti nello scorso fine settimana tra i raccoglitori di gomma in sciopero e le forze dell'ordine: durante gli scontri erano state uccise due persone. Sabato scorso, quattrocento contadini della contea di Menglian si erano scontrati con la polizia che era stata inviata sul posto per dirimere una questione sorta tra i raccoglitori e la compagnia che gestisce la piantagione. Le forze dell'ordine, secondo l'agenzia di stampa ufficiale Nuova Cina, erano state attaccate dai contadini mentre cercavano di arrestare cinque dei loro. Per difendersi, gli agenti avrebbero sparato pallottole di gomma sulla folla, provocando due morti e quindici feriti. Sull'incidente si era pronunciato anche il segretario provinciale del Partito comunista, Bai Enpei, che aveva chiesto che fosse fatta chiarezza sulle cause della protesta.
L'intervento del capo del partito dello Yunnan rientrava nella politica di sicurezza messa in atto dal governo centrale di Pechino per evitare di turbare la serenità dei Giochi olimpici. Nonostante il tentativo di dare un'immagine rassicurante al resto del mondo, la Cina ha dovuto affrontare nelle scorse settimane numerosi episodi di protesta popolare contro il malgoverno: il più importante è quello degli scontri di Wengan, nella provincia di Guizhou, dove alcune persone protette dal governo locale erano state individuate come gli stupratori e gli assassini di una ragazza di 15 anni, ritrovata annegata in un fiume. Le autorità avevano cercato di coprire in un primo momento gli assassini, dicendo che la ragazza era annegata e che non aveva subito violenza. In seguito alle proteste, 100 persone sono state arrestate e 500 sono tuttora indagate.
Nello Yunnan convivono 25 etnie minoritarie diverse: finora non si sono verificati particolari problemi legati alla convivenza di gruppi etnici diversi, ma la provincia è una delle zone a più alto tasso di prostituzione di tutto il Paese ed è nota anche per il traffico di droga che giunge dal sud-est asiatico e rifornisce il mercato illegale della grandi città cinesi. È anche quella dove sessant’anni fa l’armata comunista di Mao dovette fronteggiare l’ultima resistenza dei nazionalisti del Kuomintang prima della loro ritirata a Taiwan.