Bombe contro il centro islamico che ha portato gli imam a Milano

Un gesto ispirato dalla profonda ignoranza di chi si lascia trascinare da campagne stampa fuorvianti. Così viene definito, sia negli ambienti musulmani più moderati che dagli stessi inquirenti, l’attentato dinamitardo messo a segno ieri mattina alla sede milanese della «Islamic Relief», in via Amadeo 39. Due bottiglie incendiarie lasciate davanti alla vetrina di questa organizzazione non governativa internazionale (una specie di Caritas, per intenderci) che raccoglie fondi per i Paesi del terzo mondo o colpiti da catastrofi naturali e annovera tra i suoi patrocinatori persino il principe Carlo d’Inghilterra, il primo ministro inglese Tony Blair e il presidente Usa George W. Bush. Molotov esplose ieri mattina, qualche minuto prima delle 7, davanti alle vetrine, rompendo la porta d’entrata e bruciacchiando la saracinesca.
«Le ha trovate, alle 8.30, una nostra volontaria, Irene Diamanti, giunta per prima in sede. Siamo stati fortunati perché, nonostante lo scoppio, nessuno si è fatto male e i danni sono quelli che sono: i vicini, vedendo le bottiglie incendiarie, sono corsi a buttarci sopra dell’acqua» ci spiega Paolo Gonzaga, 37 anni, professore universitario di origine veneziana, convertitosi all’islamismo e da un anno direttore di Islamic Relief Italia. La rivendicazione del fantomatico «Fronte cristiano combattente» (una sigla sconosciuta alla Digos) e giunta, qualche minuto dopo l’attentato, al centralino dei vigili del fuoco, colpisce direttamente lui. «Abbiamo distrutto la sede dell’Islamic Relief di Milano - ha detto la voce maschile che ha chiamato il 115 ordinando al centralinista di prendere una penna e scrivere -. Un nucleo armato combattente ha agito questa mattina in via Amadeo. Paolo Gonzaga è stato condannato a morte da parte di un tribunale cristiano».
Nei giorni scorsi, infatti, l’Islamic Relief aveva organizzato - tra Milano, Bologna e Sassuolo - una tre giorni d’incontri, stigmatizzati del tutto erroneamente su molti giornali come qualcosa che aveva a che fare con i supporter della guerra santa. Un fraintendimento che, sussurrato all’orecchio di fanatici, secondo gli appartenenti all’associazione non governativa, non poteva che scatenare reazioni altrettanto estreme.
«Chi, come noi, predica la solidarietà, il dialogo, la tolleranza e l’integrazione è sempre nel mirino degli estremisti - spiega Gonzaga -. La campagna stampa dei giorni scorsi ha falsificato il contenuto dei discorsi fatti durante i nostri incontri al Palalido a Pasqua. In realtà l’Islamic Relief, che si basa su valori islamici ma universalmente condivisibili, ha raccolto fondi per le vittime dello Tsunami e per quelle dell’uragano di New Orleans, si dedica alle adozioni a distanza, è membro consultivo dell’Onu, firmatario del codice di condotta della Croce Rossa e della Luna Rossa, membro del Disasters emergency committee (Dec), siamo stati insigniti del primo premio come associazione più efficace durante il terremoto di Pakistan e Cashmere. Abbiamo progetti di aiuti a 360 gradi in tutto il mondo, dal Mali all’albania, dal Niger al Kosovo... Tutto questo ci amareggia molto. Io? Per adesso non ho paura. Ma in futuro, d’accordo con la polizia, potrei richiedere la scorta».