Bombe e minacce, aria di tensione sociale

RomaFoggia, Modena, Torino. Sembrano non collegati i tre casi di cronaca che ieri hanno avuto per comune denominatore gli sportelli di Equitalia. Gli inquirenti e la Digos, però, non hanno ancora sciolto la «riserva». Difficile al momento escludere con decisione il fatto che si tratti o meno di un’unica regia. Resta il fatto che resta alta la tensione per un clima sociale sempre più nervoso. A Foggia e Mantova si è trattato di due esplosioni (con danni) a due uffici di Equitalia. Scegliendo la tempistica migliore per non dare nell’occhio: la notte di Capodanno. A Torino il «messaggio» è stato più morbido (e creativo) ma altrettanto esplicito: una cesta di frutta lasciata proprio davanti a una sede dell’agenzia. E sul fondo della stessa cassetta la scritta «Gli italiani augurano a Equitalia un altro anno ricco di successi».
Che il clima sia teso i sindacati lo vanno ripetendo con convinzione da tempo. Alzando la voce soprattutto negli ultimi giorni. Proprio ieri, all’annuncio che i tavoli di crisi aziendali aperti al ministero dello Sviluppo economico riguardano circa 30mila lavoratori, il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, è tornato a parlare dell’emergenza lavoro come fattore chiave della tensione sociale. C’è un «rischio reale» di tensioni crescenti nei prossimi mesi che va contrastato con un piano per il lavoro. Secondo la Camusso «nei prossimi mesi la recessione avrà un impatto duro sull’occupazione e sui redditi. Il rischio che cresca il conflitto sociale man mano che cresce la disuguaglianza economica è reale». «Anche per questo - afferma il leader della Cgil - è meglio che il governo abbia più coraggio di quanto ne ha avuto finora e apra un confronto esplicito e costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e dell’occupazione. La fosca previsione unisce, come accade ormai di rado, tutte le sigle sindacali. Anche Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) sottoscrivono, infatti, il pessimismo mostrato dal segretario della Cgil. «L’aumento della disoccupazione - tuona il segretario della Uil dai microfoni di SkyTg24 - non è certo un antidoto alla pace sociale, anzi è benzina sul fuoco». Bonanni indica responsabilità precise: «L’inasprirsi del conflitto sociale e la recessione dipenderanno solo dall’azione del governo».
Del clima arroventato ha parlato anche il presidente della Cei, Angelo Bagnasco. «A forza di seminare vento si raccoglie tempesta - ammonisce il cardinale -. La tempesta della sfiducia, del tutti contro tutti, della rabbia sorda ma che può scoppiare».