Bombe e minacce: Cofferati nel mirino

da Bologna

Prima otto lettere di minacce, rivolte soprattutto al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. Poi alcuni ordigni artigianali fatti esplodere contro due agenzie di lavoro interinale. Una escalation di violenza che, dal 28 aprile, è culminata l’altro ieri in un raid incendiario contro due auto parcheggiate sotto la casa del portavoce del sindaco, Massimo Gibelli, con Cofferati dai tempi della Cgil. La rivendicazione è arrivata a mezzanotte con una telefonata al Resto del Carlino: «Partito comunista combattente - ha detto una voce maschile, giovane, con la erre moscia -. Rivendichiamo l’eplosione di due auto in vicolo Olanda... Gibelli servo di Cofferati. Viva Marx». La Procura di Bologna ipotizza azioni di singoli senza collegamenti con realtà eversive ramificate, Forza Italia contrattacca e parla di una pericolosa sottovalutazione. «Qualunque cosa venga detta in questo momento può essere inopportuna per le indagini» ha detto ieri il procuratore capo Enrico Di Nicola. Una pista gli investigatori la stanno seguendo e condurrebbe a gruppi «che frequentano i centri sociali»: «Movimentisti che approfittano della situazione per creare caos» aveva detto Di Nicola.
«C’è un esplicito tentativo di passare dalle minacce ad azioni violente - ha detto invece Cofferati - ma anche un tentativo non meno preoccupante di cercare proseliti e offrirsi come organizzazione disponibile ad azioni ancora più rilevanti».