Bombe a grappolo, scatta la messa al bando

Centoundici paesi hanno approvato il divieto di produrre, utilizzare, vendere e immagazzinare i micidiali ordigni che, prima dello scoppio disseminano migliaia di proiettili. No di Usa, Russia e Cina. La convenzione verrà firmata il 3 dicembre a Oslo

Dublino - Dopo dodici giorni di dibattito è stata formalmente approvata da 111 Paesi la convenzione per la messa al bando delle cluster bomb. La conferenza di Dublino si chiude quindi con un unanime consenso sul divieto di produrre, utilizzare, vendere e immagazzinare le cosiddette bombe a grappolo: micidiali ordigni che prima dell’impatto al suolo disseminano migliaia di proiettili in grado di esplodere anche a distanza di anni dalla fine di un conflitto e di fare vittime tra i civili, soprattutto bambini incuriositi da quelle forme. A livello diplomatico pesa però la mancata partecipazione, ai negoziati, di Russia, Cina e Stati Uniti.

Ban Ki-Moon Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha promesso che le Nazioni Unite faranno tutto il possibile perché si vada ad una ratifica in tempi rapidi. In un messaggio personale alla conferenza di Dublino Ban Ki-Moon sottolinea che "una larga coalizione di stati, organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile hanno creato un nuovo modello internazionale in comune accordo, che migliora la protezione dei civili, rafforza i diritti umani e le prospettive di sviluppo". Il segretario generale dell’Onu "incoraggia" tutti i governi del pianeta a far propria la convenzione di Dublino, che sarà ufficialmente sottoscritta dai Paesi aderenti nel corso di una cerimonia prevista per il 2 e 3 dicembre a Oslo in Norvegia.

Soddisfazione dell'Italia L’Italia è molto soddisfatta del documento approvato a Dublino, perché mette al bando le bombe a grappolo, ma al tempo stesso consente di rispettare gli impegni internazionali, ad esempio in ambito Nato: lo ha detto l’ambasciatore Lucia Fiori, che ha guidato la delegazione italiana al negoziato in Irlanda. "È un documento che ha piena coerenza con l’ordine del giorno votato dal Senato il 28 maggio, che prevede il bando totale di quelle armi che hanno effetti estremamente dannosi sulla popolazione.

Cosa prevede la convenzione La convenzione contro le bombe a grappolo prevede innanzitutto che i paesi aderenti non possano in alcuna circostanza usare, produrre, acquistare, stoccare o trasferire ad altri paesi questo tipo di armi, in tutte le loro varianti: e infatti il documento dedica molto spazio alla minuziosa definizione di cluster bomb e delle loro componenti. In più, c’è l’obbligo di distruggere l’arsenale di bombe a grappolo eventualmente in possesso del Paese aderente, entro un tempo massimo di otto anni da parte della ratifica del Paese stesso.

Bonifiche Molto rilevante è anche la parte dedicata alla bonifica di aree disseminate di ordigni: spetta al Paese aderente, che in quell’area ha operato, di ripulire la zona mettendo in atto tutte le misure necessarie alla protezione ed informazione dei civili a rischio. - Gli stati aderenti alla convenzione devono inoltre assistere le vittime delle bombe a grappolo ed essere attivi nella cooperazione internazionale volta a mettere al bando gli ordigni e aiutare le vittime.

La verifica dell'Onu Entro 180 giorni dalla ratifica, il Paese aderente deve riferire al segretario generale dell’Onu sullo stato di applicazione della convenzione. Cinque anni dopo l’entrata in vigore del documento, l’Onu convocherà una conferenza per verificare lo stato dell’applicazione. La convenzione approvata a Dublino verrà firmata il 3 dicembre prossimo ad Oslo. Entrerà in vigore dopo sei mesi dopo che trenta Paesi che l’avranno ratificata. Resta aperta ai Paesi che non hanno aderito, se vorranno farlo in futuro. I firmatari si impegnano anche ad "incoraggiare" chi non ha aderito a farlo e scoraggiare in generale l’uso di cluster bomb da parte di questi Paesi.