Bombe su Gaza Hamas minaccia la rappresaglia

Firma e ideologia richiamano Al Qaida, ma gli ordini veri forse arrivano da Damasco. La nuova miccia accesa sotto la santa barbara libanese si chiama Fatah Islam. La prima scintilla è già scoccata ed è costata la vita a 48 persone innescando i combattimenti più sanguinosi dalla fine della guerra civile degli anni Ottanta. Tutto inizia all’alba con la caccia ai militanti palestinesi di Fatah Islam sospettati di una rapina in banca. In poche ore la caccia si trasforma in una battaglia costata la vita a 23 soldati, 19 militanti palestinesi e ad almeno sei civili tra cui due bimbi. Ma il bilancio rischia di aggravarsi. Molti dei circa sessanta feriti tra militari e civili sono in gravi condizioni.
La scintilla s’accende a Miteyn, un quartiere di Tripoli, la più importante città del nord del Libano. Lì, alle prime luci, la polizia prepara un’irruzione nel covo di un gruppo di militanti di Fatah Islam sospettati di aver rapinato la banca della cittadina di Ayoun fuggendo con 125mila dollari. I miliziani non si arrendono e l’irruzione si trasforma in uno spietato assedio. Quando la polizia lascia il posto a esercito e forze di sicurezza il quadro non cambia. Fatah Islam risponde con un’intensità e una prontezza che fanno pensare a una reazione ben pianificata. Prima un gruppo di guerriglieri circonda un avamposto dell’esercito all’entrata del campo di Nahr el Bared impossessandosi della postazione e di due blindati. Subito dopo i fondamentalisti palestinesi tendono un’imboscata a un convoglio di rinforzi nella zona di Qalamun a sud di Tripoli. Colti di sorpresa i militari lasciano sul terreno quattro uomini e si ritirano con molti feriti. Dopo quell’umiliazione i generali libanesi mettono da parte ogni esitazione. Un centinaio di blindati e carri circonda il campo profughi, apre il fuoco con cannoni e mitragliatrici pesanti sulle zone fondamentaliste. Alcuni reparti guidati da uomini delle forze di sicurezza s’infiltrano all’interno del campo, ignorando la regola, imposta nel 1969 al governo libanese da Olp e nazioni arabe, che impedisce a esercito e polizia di operare nei campi palestinesi.
Irruzione e bombardamento vengono incoraggiati dagli abitanti libanesi della zona concordi nell’incitare i propri ufficiali a far piazza pulita di Fatah Islam e dei rifugiati palestinesi. Il decennale risentimento nei confronti dei profughi si coniuga, in questo caso, con l’odio e il sospetto nei confronti di Fatah Islam, filiazione al qaidista di «Fatah rivolta» creata da Damasco alla fine degli anni ’80 per strappare ad Arafat il controllo dell’Olp. Anche la più recente scissione e la nascita della scheggia jihadista di Fatah Islam viene attribuita a una regia siriana interessata a utilizzare la copertura fondamentalista per destabilizzare il governo di Fouad Siniora.
«L’assalto all’esercito è un pericoloso tentativo di mettere a repentaglio la sicurezza dello Stato» ha detto ieri il premier Siniora. Il ministro Ahmad Fatfat, arrivato a Tripoli dopo gli scontri, ha subito puntato il dito contro la Siria accusandola di voler bloccare la costituzione del tribunale internazionale per l’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri ucciso in un attentato il 14 febbraio 2005.
Fatah Islam sarebbe guidata da Shaker Youssef al-Absi, un palestinese d’origine siriana già condannato in contumacia in Giordania per aver organizzato con Abu Musab Zarqawi, defunto capo di Al Qaida in Irak, l’attentato costato la vita nel 2002 al diplomatico americano Laurence Foley. Dopo quell’attentato rivendicato da Al Qaida, Shaker Yussef al-Absi si sarebbe rifugiato, grazie agli appoggi siriani, nel campo profughi di Nahr el Bared. Fatah Islam e i suoi militanti palestinesi sono anche sospettati di aver piazzato le bombe esplose lo scorso febbraio a bordo di alcuni pullman cristiani uccidendo 3 persone e ferendone una ventina.
E ieri sera poco prima di mezzanotte un ordigno collocato sotto un’auto davanti a un centro commerciale in un quartiere cristiano di Beirut è esploso provocando due morti e diversi feriti.