Le bombe sul metrò esplose a distanza di pochi secondi

Per la stampa britannica due siriani sospettati di essere autori della strage

Guido Mattioni

Al terzo giorno Scotland Yard cambia versione: le tre bombe che giovedì hanno portato la morte su altrettante linee del metrò londinese (oltre alla quarta, che ha scoperchiato un bus), non sono esplose a distanza di alcuni minuti, bensì nell’arco di appena 50 secondi. È la principale novità emersa dalla conferenza stampa del «Met», il Metropolitan police service (più comunemente detto Scotland Yard). Rispetto alla prima versione restano confermati attimo e luogo del primo scoppio: ore 9.50 (ora italiana), stazione di Aldgate. Poi, in meno di un minuto, il secondo e il terzo, rispettivamente presso le ormai tragicamente note fermate di Edgware Road e King’s Cross. Immutato anche l’orario dell’esplosione sul bus numero 30: le 10.47. Ma senza illuminanti progressi sembrano essere purtroppo anche le risultanze della polizia proprio su questo ultimo attentato, che essendo avvenuto in superficie apparirebbe come quello di più facile «lettura».
È invece dubbio fitto sul perché in questo caso l’esplosione sia avvenuta quasi un’ora dopo l’ultima di quelle verificatesi nel «Tube». Gli inquirenti si sono limitati a dire di essere aperti a tutte le ipotesi. «O qualcosa non ha funzionato nei loro piani, o gli attentatori erano determinati a colpire in modo dilazionato sugli autobus - ha dichiarato un dirigente di Scotland Yard -. Ma non abbiamo alcuna ipotesi preferenziale». Secondo il Met, comunque, i terroristi hanno usato ordigni con «esplosivo ad alto potenziale» confezionati da mani esperte e «fatti esplodere mediante timer, piuttosto che con comando manuale», ha detto Brian Paddick, il numero quattro nella gerarchia del Met.
Se l’ipotesi che i terroristi abbiano utilizzato timer sincronizzati sembra prevalere, Scotland Yard non esclude del tutto la presenza di kamikaze. «Ci sono due possibilità - ha spiegato ai giornalisti Brian Paddick -. O c’erano a bordo dei treni alcuni terroristi che hanno sincronizzato gli orologi e hanno fatto saltare le bombe nello stesso momento. O c’erano ordigni con timer, coordinati perché le detonazioni avvenissero simultaneamente. Dato che le bombe sono esplose più o meno alla stessa ora, nell’arco di 50 secondi una dall’altra, ciò ci induce a pensare a ordigni con timer piuttosto che azionati manualmente. Ma non possiamo escludere alcuna possibilità».
Quanto all’individuazione dei colpevoli trapela qualche indiscrezione. I siriani Mustafa Setmarian Nasar, presunta mente degli attentati di Madrid che dal 1995 avrebbe vissuto a lungo a Londra, e Abu Musab Al Suri, ritenuto il capo operativo di Al Qaida in Europa, sono emersi come sospetti in relazione alla strage di Londra. Lo hanno riferito sotto anonimato fonti investigative citate dal Sunday Times, dal Sunday Telegraph e dal Mail on Sunday.
Anche sul fronte del recupero delle salme - e quindi sul numero dei morti - ci sono ancora serie difficoltà. Paddick ha infatti ribadito problemi e rischi per entrare nel tunnel tra King’s Cross e Russell Square, dove si trova almeno un vagone con il suo presumibile carico di corpi. E per raggiungere il relitto ci vorrà «ancora un po’ di tempo», ha detto genericamente Andy Trotter, vicecapo della British Transport Police, a causa delle temperature vicine ai 60 gradi, alla polvere di amianto e al rischio di crolli.
Un vuoto di notizie che rende ancora più straziante l’attesa dei parenti delle 49 vittime accertate e dei dispersi, che al momento sono una trentina. Il che significa che i morti complessivi sarebbero circa 80. E tra i feriti ricoverati negli ospedali londinesi quelli in condizioni critiche, in pericolo di vita, sarebbero più di una ventina. A questo si aggiunga il fatto che sempre Scotland Yard ha ammesso che nessuno dei corpi fino a ora recuperati è stato identificato con certezza assoluta. Per farlo si dovrà ricorrere alle impronte digitali, a quelle dentarie o al test del Dna. Il che fa supporre che per completare il lavoro potrebbero essere necessarie almeno due settimane.
Andy Trotter, vice comandante della polizia addetto ai trasporti, ribadisce le preoccupazioni delle autorità, affermando che «i terroristi possono colpire di nuovo... Questo è perfettamente possibile. Il problema è che se si vuole mantenere Londra una città aperta e dove si può lavorare e muoversi, è possibile che chi vuole uccidere degli innocenti abbia la possibilità di farlo».
Ieri sera c’è stato un allarme attentato a Birmingham, dove la polizia ha fatto evacuare il centro della città dopo che erano giunte alcune minacce telefoniche. E un incendio doloso è scoppiato nella moschea di Birkenhead (nord-ovest dell'Inghilterra). Le fiamme sono divampate nel centro culturale islamico Wirral della moschea Shahjalal e hanno causato solo pochi danni. La polizia ricerca due uomini che sono stati visti nei dintorni poco prima dell'inizio dell'incendio.