Bombe ultrà su Trigoria Ranieri: «Io non lascio»

RomaTrigoria blindata, otto poliziotti feriti (uno al polpaccio per l’esplosione di una bomba carta), quattro tifosi della Roma fermati (uno dei quali, già con precedenti, è stato arrestato). Una mattinata di ordinaria follia al centro sportivo giallorosso, con dieci minuti di vera e propria tensione che hanno macchiato la vigilia della delicata trasferta di Genova. Con la speranza che le immagini non siano arrivate fino a Boston, a casa di Thomas DiBenedetto, il capo-cordata Usa che sta per acquistare il club.
La manifestazione, annunciata dopo quella «soft» di giovedì scorso (non a caso i blindati della polizia erano già schierati), ha vissuto i momenti più tesi poco dopo mezzogiorno, nel momento in cui Ranieri stava per iniziare la canonica conferenza stampa. Un gruppo di ultras, almeno 200, ha rotto gli argini posti al piazzale Dino Viola, quello antistante il centro sportivo, e si è avvicinato pericolosamente alle mura di cinta lanciando petardi e bombe carta in serie. Ne è nata una vera e propria guerriglia, con gli agenti pronti a sparare lacrimogeni nel tentativo di dispendere gli «inquieti» manifestanti, che nel frattempo hanno pensato bene di regalare cori e insulti contro la squadra.
Nel momento in cui la situazione si è tranquillizzata, una delegazione di sette tifosi ha chiesto e ottenuto un colloquio con i calciatori Riise e Borriello e i dirigenti, ricevendo rassicurazioni e garanzia di impegno per la partita di Genova. Un incontro bis di quello già avvenuto tre giorni fa (a dimostrazione di come il tifo organizzato giallorosso sia in questo momento spaccato in più correnti) che è servito a far salire ulteriormente la pressione e ad accrescere la tensione in un ambiente già poco tranquillo dopo le tre sconfitte consecutive.
A pagare le conseguenze della dura contestazione, oltre ai feriti fortunatamente non gravi, anche le squadre Primavera di Roma e Lazio: hanno giocato a Trigoria il derby di campionato, ma per motivi di sicurezza senza spettatori (genitori compresi) sulle tribune. Invece il pullman della squadra di Ranieri, che nel pomeriggio doveva raggiungere Fiumicino e prendere il volo per Genova, è stato scortato dall’alto da un elicottero della polizia e a terra da camionette e auto di polizia e carabinieri, con l’imbarco avvenuto direttamente sotto bordo per evitare contatti indesiderati.
«La contestazione? Una manifestazione d’amore, i tifosi vogliono capire il perchè della flessione e di tante partite negative», le parole di Ranieri, forse ignaro nel momento in cui ha parlato ai cronisti di ciò che stava accadendo fuori da Trigoria. E forte dell’investitura ricevuta dai vertici di Unicredit (che secondo i bene informati sono da almeno 3 mesi l’interlocutore principale del tecnico), Claudio Ranieri ha sottolineato: «Non abbandono la nave Roma, state tranquilli, le sfide mi piacciono. La nuova proprietà mi ha inviato messaggi positivi e attestati di stima, mi vuole rinnovare il contratto, ma diamo tempo al tempo. Io aziendalista? Quando ho firmato, sapevo che non c’erano soldi, l’anno scorso me ne potevo andar via contento, ma pur consapevole che sarebbe stata una stagione difficilissima è come se avessi tradito me stesso. Ma a chi contesta dico: non siamo diventati brocchi di colpo. Certo, abbiamo fatto un bel casino, lo riconosciamo, ma continuiamo a lavorare».
Ma il passaggio odierno di Marassi è fondamentale. Ed è per questo che Ranieri rinuncerà al tridente («non riusciamo a supportarlo, la squadra con i tre davanti è ferma») anche perchè Vucinic è out e Borriello «ha la schiena bloccata». Spazio dunque a Totti nella vecchia posizione di centravanti e a Menez che agirà alle sue spalle. Squalificati Rosi, De Rossi e Cassetti, tornerà Pizarro («doveva farlo con il Parma, ma avevo bisogno di lui anche se è fermo da tempo») destinato alla panchina.