Il bomber della A che si carica con le coccole di moglie e figlio

Sento la fiducia di tutto l'ambiente

Lo chiamano El Tanque, il carrarmato. E se dovessimo scegliere un modello, diremmo il Panzer. Fabbricazione tedesca, come le sue origini paterne. German Denis è infatti un argentino atipico. Molto più europeo che sudamericano. «Un ragazzo tranquillo», si definisce lui. E la tranquillità è proprio il segreto della sua rinascita all’Atalanta, dove è diventato il re dei bomber della serie A.
Ha festeggiato in discoteca?
«Non sono il tipo che esce molto la sera. Preferisco passare il tempo a casa con mia moglie e i bambini. Meglio le coccole dei balli».
E quando non è in famiglia?
«Vado a pescare, è il mio hobby preferito, insieme al nuoto».
Coccole e relax, sarà per questo che rende di più nella tranquilla Bergamo che nella chiassosa Napoli?
«Anche Cesena e Udine erano ok, eppure non segnavo così tanto. All'Atalanta sento la fiducia di tutto l'ambiente. E poi la città sarà anche tranquilla, ma il tifo alla domenica è caldo come piace a me».
Torniamo ad agosto. L'Udinese la riscatta dal Napoli, gioca in Champions con l'Arsenal e poi…
«E poi mi chiama Pierpaolo Marino, colui che mi aveva portato a Napoli nel 2008. Era arrivato all'Atalanta da poco e mi voleva ancora con lui. Avete presente che dicevo prima sulla fiducia? Ecco, lui ha dimostrato già due volte di credere in me. Per questo risposi subito di sì. Ed eccomi qui».
Sabato sfida proprio il Napoli. Visto che impresa in Champions?
«Già. I miei ex compagni hanno giocato benissimo con il City, dimostrando di avere mentalità vincente. Ma per noi è un vantaggio che abbiano fatto una partita così proprio prima di affrontarci. Di sicuro avranno speso molte energie».
Dico Napoli e pensa a…
«Batterlo. Non è per vendetta, ho ancora degli amici là, come Lavezzi e Campagnaro. Però voglio dimostrare che gli azzurri hanno sbagliato a non darmi fiducia».
Con l'Udinese l'anno scorso ha fatto ingoiare un boccone amaro a tutto il San Paolo. Il suo gol estromise i partenopei dalla corsa scudetto…
«Fu un'emozione particolare, il primo gol da ex. Riuscii a non esultare per rispetto dei tifosi. Ma stavolta potrebbe essere diverso…».
Intanto c'è da difendere il titolo di capocannoniere…
«La verità? Non ci penso più di tanto. Qui mi continuano a parlare delle 24 reti di Inzaghi nel '97 (ultima volta che un giocatore dell'Atalanta vinse la classifica dei bomber ndr), ma quello che conta è che la squadra raggiunga la salvezza».
Prima la salvezza, poi magari una big. Si vocifera dell'Inter…
«Di certo ora non penso al mercato. Poi in futuro si vedrà…».
Meglio parlare dell'immediato. Si avvicina il Natale, che regalo vorrebbe?
«La tranquillità ce l'ho già. Così mi accontenterei di essere il 25 dicembre a quota 20 punti in classifica. Che poi sarebbero 26 senza la penalizzazione…».
German, ultima domanda: qual è il suo gol più bello?
«Quello che segnerò sabato al Napoli…».