Bompard, «vagabondo» della matita

La società italiana e i Vip degli anni Trenta rivivono in acquerelli, disegni e schizzi

Roberto Zadik

Attraverso ritratti, acquerelli e schizzi, Luigi Bompard, ha rappresentato, con ironia e eleganza, stili e tendenze di un’epoca travagliata, come quella tra le due guerre mondiali. Nei suoi settantaquattro anni di vita, l’artista, bolognese di padre francese, è stato vignettista, incisore e pittore, talenti che emergono nella mostra, a ingresso libero, «Luigi Bompard. Vagabondaggi di una matita», allestita ancora per pochi giorni, fino al 20 aprile, presso la Libreria degli Atellani, corso Magenta 65.
Tutti i giorni, dalle 9,30 alle 19,30, salendo al secondo piano dell’edificio, i milanesi possono assistere ai lavori di Bompard che, dall’inizio del ventesimo secolo, con ritratti e nudi femminili realizzati tra il 1910 e il 1920, fino alla morte avvenuta nel 1953, è stato attento osservatore delle mode e dei costumi. Caratteristica messa in luce in gran parte delle sue opere che «fotografano» l’ambiente Vip dei salotti e dei teatri delle città nelle quali egli ha vissuto, tra cui Milano, la nativa Bologna, Parigi e Roma. Versatile e pungente egli ha collaborato, in qualità di illustratore, con numerose riviste e quotidiani del suo tempo. Come «Il Paese», «L’Epoca» e «La Voce d’Italia». E l’esposizione documenta tutto questo per mezzo di creazioni tra cui «Alta moda», bozzetto realizzato negli anni Trenta raffigurante una donna vestita da carcerata che sfila divertita davanti alle sue amiche, o le signore ingioiellate che si allontanano da una vettura in transito, tema dell’acquerello «Vestimenti e investimenti» per arrivare al raffinato esotismo di «Costume Giapponese».