Bon Jovi si dà al country Suoni piacevoli e furbetti

Senza ripudiare il rock, cui deve una fortuna non so quanto appropriata, Bon Jovi è passato per Nashville e riscrive in inchiostro country il suo stile pimpante ed epidermico. Risultato? Un disco piacevole, furbetto e non necessario: più da Max Pezzali americano che da vice-Springsteen, come una stampa alquanto embedded definì a suo tempo, incautamente, il Nostro. Del resto l’estate s’attaglia a dischi come questo, e a chi nella musica cerca lo spessore non resta che aspettare l’autunno: dunque via libera a un manufatto vispo, frizzante, dai motivetti a pronta presa, dai ritmi in corsa, dalle chitarre in grande spolvero e con qualche momento piuttosto pompier, come in Summertime (titolo ingannevole: non basta chiamare in tal modo una propria canzone, per emulare Gershwin).

Bon Jovi Lost higway (Mercury)