Il Bon ton? Adesso lo impone la legge

Tempi scostumati. Vicenza ordina di cedere il posto sulle panchine alle donne incinte,
Milano lancia la Carta della Cortesia, Torino la Giornata mondiale del
saluto. Per dire addio ai cafoni

C'era una volta la cortesia. La insegnavano a casa, la ribadivano a scuola e poi la pratica la facevi sul campo. Se un vecchino saliva sull'autobus? «Prego si accomodi...», recitava il giovanotto ben addestrato, cedendo il posto seduta stante.
C'era una volta la cortesia, dicevamo. Non che oggi sia sparita del tutto, si è solo un po' sopita. Che fare allora per risvegliarla? In mancanza di principi azzurri dal bacio salvifico, ci han provato alcune amministrazioni a dare una scossa ai loro cittadini. Il Comune di Vicenza la gentilezza l'ha imposta per legge: «Vietato non cedere le panchine nei parchi pubblici a donne incinte, anziani, disabili e persone in difficoltà». Chi sgarra rischia una multa fino a 500 euro, giusto per sottolineare che l'ordinanza del sindaco non è mica un suggerimento modello libro bon ton, ma una legge a tutti gli effetti. Sullo stesso stile la Carta Cortesia che si è inventata a Milano l'amministrazione Moratti: funziona come un lasciapassare e gli ultrasettantenni che ne hanno fatto richiesta sono autorizzati a saltare la coda, alla faccia delle occhiatacce dei giovani in attesa. Le stesse che ricevono le mamme con pancione mentre utilizzano le casse speciali di alcuni supermercati, o si infilano nei Parcheggi Rosa, che ormai molti Comuni hanno riservato loro.
L'hanno capito anche in Cina che per imporre la cortesia ci vogliono le maniere forti. Hanno cominciato prima delle Olimpiadi l'addestramento e ora sembra che non abbiano intenzione di smetterlo. Chi prova a fare l'indifferente, si becca una sfuriata con il megafono davanti a tutti. Succede ad esempio, ogni 22 del mese a chi non cede il posto sull'autobus ad anziani, disabili e gravide, o a chi non rispetta la fila per salire sui mezzi pubblici, in questo caso l'11 di ogni mese. Le date dei controlli sono fisse, ma chi vive in Cina giura che qualcosa lentamente sta cambiando, ogni giorno. Chissà se si salutano nel Sol Levante, noi siamo riusciti a perdere anche questa buona abitudine. «Buongiorno, come va?»: se una volta ripetevamo questa formula almeno trenta volte a giornata, adesso arriviamo a un massimo di otto. Da qui è nata l'idea della Giornata mondiale del Saluto, celebrata a Torino il 2 ottobre scorso. Obiettivo: obbligare i partecipanti a salutare almeno dieci sconosciuti. Nessuna controindicazione, al contrario, pare che la gentilezza non faccia bene solo all'anima, ma anche alla salute e pure al portafoglio, visto che a volte un sorriso tra vicini di casa, può evitare zuffe alle riunioni di condominio e controversie in tribunale.
E così Roma e altre città italiane hanno fatto propria la proposta europea di organizzare una vera Festa dei Vicini di casa, ogni 26 maggio. Si mangia e si chiacchiera in cortile, così magari finalmente ai volti si associano dei nomi e si riscoprono i vantaggi del buon vicinato. «Scusi ha dello zucchero?». «...prego, si accomodi». In fondo ci vuole così poco a diventare dolci...