Il bon ton e la politica

Cara Lina, si legge che bon ton significa grazia del vivere. E chi meglio di Lina Sotis conosce la grazia del vivere. Come tu stessa hai tenuto a sottolineare, e di questo ti ringrazio di cuore, se posso parlare oggi quale deputato del nostro Parlamento è, in parte, forse e anche grazie ai tuoi continui attacchi giornalistici. E certo che non hai mai tenuto nascosta la tua avversità nei confronti dei miei tacchi a spillo, delle mie mise, delle mie trasparenze. Ma che con grande sincerità, ammetti che l’intelligenza non mi manca. Alla presentazione del tuo libro, dove purtroppo sono arrivata in ritardo bloccata in autostrada da un terribile incidente aereo, l’argomento erano le 78 regole che «aiutano la grazia del vivere». E qui mi nascono alcune domande. Parlare di bon ton nel terzo millennio cara Sotis, pensi sia rock o il massimo della lentezza? E sei proprio convinta che la grazia del vivere delle signore più vip della città equivalga alla grazia del vivere delle signore che abitano nelle case popolari attigue al tendone del City Life dove tu e le tue amiche avete ballato e brindato? Tu mi vedrai sempre accanto alle tue iniziative, pronta a sostenerti, se si tratta davvero di coinvolgere la gente che, in altro modo, non potrebbe permettersi un pomeriggio di svago. Ben venga tutto quanto può regalare un sorriso e un momento festoso. Ma sei certa di tutto questo? Altra domanda. Come mai nel tuo libro manca la parte del bon ton politico? È una scelta o una dimenticanza? Dare presenza a un solo candidato, Bruno Ferrante - che si propone quale nuovo sindaco della città - fa parte del bon ton? Grazie dalla tua amica-nemica Daniela Santanchè per te Danielina.
*parlamentare di An