Bonaiuti: "Parliamo a giovani e donne. E la sinistra ci invidia"

Parla il sottosegretario: "La nostra gente ci chiedeva di fondare la casa degli innovatori. In due milioni a San Giovanni: così è nato il movimento. Saremo come un fiume: dopo qualche gorgo, fluiremo sereni"

Sottosegretario Bonaiuti, domenica nascerà ufficialmente il Pdl. Un appuntamento storico o la ratifica di scelte già fatte?
«Si realizza quello che la gente ha chiesto a Berlusconi in tutti questi anni: nasce il grande movimento dei moderati, dei riformisti, degli innovatori».
Quando è nato il Pdl? Il 2 dicembre 2006 a piazza San Giovanni o il 18 novembre 2007 in piazza San Babila con il predellino?
«Il momento della svolta è certamente piazza San Giovanni. Ricordo ancora che fin dalla prima mattina le notizie che ci arrivavano sui pullman e sui treni carichi di gente lasciavano presagire che sarebbe stata una manifestazione mai vista. E già a pranzo - mentre con Berlusconi e Letta riguardavamo il discorso - abbiamo raggiunto la consapevolezza che sarebbe stato un vero punto di svolta».
Cos’è che la colpì di più?
«La folla, una folla immensa, quasi due milioni. Anche perché noi eravamo all’opposizione e in carica c’era un governo che aveva vinto, si fa per dire, le elezioni per 24mila voti. E tutti, proprio tutti, ci chiedevano di essere uniti per mandare via il governo delle tasse. Fu commovente, soprattutto rientrando a Palazzo Grazioli. Ci abbiamo messo tre ore per fare qualche chilometro, perché fermavano Berlusconi a ogni piazza, a ogni angolo. Gente con tante bandiere di Forza Italia, ma anche e soprattutto di An e della Lega e pure qualcuna dell’Udc. Da quel momento fu chiaro che la nostra gente, il nostro popolo, chiedeva unità».
Forza Italia e An chiudono i battenti. Sarà difficile coniugare storie politiche e identità così diverse?
«Questi sono dubbi da vecchia politica. Le faccio un esempio: prendo più spesso il caffè con Gasparri che con altri di Forza Italia e tra i ministri che sento di più ci sono Matteoli e La Russa».
Ma la diversa concezione della politica resta al di là dei rapporti personali, non crede?
«Queste presunte diversità sono tutte benedizioni, perché arricchiscono il Pdl. Nasce un grande movimento attento ai giovani e alle donne, che dialoga con i lavoratori e con le imprese. Con noi sono finite le vecchie categorie della politica e le vecchie contrapposizioni. Noi rappresentiamo il futuro, la novità, i fatti concreti. La sinistra purtroppo guarda ancora al passato, tende a conservare l’esistente, preferisce le chiacchiere».
A proposito del presidente della Camera, dentro An si sono lamentati del fatto che nessun dirigente di Forza Italia l’ha difeso dalle critiche arrivate dai blog azzurri. Che idea si è fatto?
«Mi viene in mente il Rio delle Amazzoni, che si forma con l’unione di due grandi fiumi e altri piccoli affluenti. Ecco, quando il Rio Negro e il Rio Solimoes si incontrano, il famoso Encontro des Aguas, ci sono gorghi per qualche chilometro, anche i colori all’inizio appaiono diversi, ma poi tutto si placa quando le acque sono definitivamente confluite nel fiume più grande del mondo».
E il ruolo di Fini?
«Fini ha portato nelle istituzioni la migliore esperienza politica e le grandi passioni della destra. Avrà un ruolo fondamentale nel Pdl».
E la polemica di oggi con Berlusconi alla vigilia del Congresso?
«Ne ho parlato con il presidente al ritorno da Napoli. È caduto dalle nuvole. “Non ho certo irriso il Parlamento”, mi ha detto subito. E mi ha ripetuto nei dettagli i ragionamenti fatti ai giornalisti, nei quali ribadiva la necessità, che tutti condividono, di riformare i regolamenti parlamentari. Una posizione che Berlusconi ha sempre sostenuto».
Ci sarà libertà di coscienza nel Pdl?
«Il Popolo della libertà è già un partito libero. Purtroppo, c’è uno strano atteggiamento da parte di giornali e tv perché se noi discutiamo, tutti dicono che è in corso una lite feroce, se non si discute, tutti scrivono che il Pdl è un partito monarchico. Si mettano d’accordo!».
Ce l’hanno tutti con voi?
«Penso che giochi molto l’invidia verso una forza che nasce già con il 43% dei consensi».
Cambieranno gli equilibri con la Lega? In An c’è qualche preoccupazione…
«La Lega è un alleato fedele. Non vedo rischi. Bossi è persona che parla chiaro: se dice una cosa, è quella. È un grande pregio in politica».
Qualcuno ha detto che sul territorio ci sono già dei delusi del Pdl che da Forza Italia e An bussano alle porte del Carroccio. È vero?
«La nascita di un grande partito, evidentemente, non provoca solo qualche invidia ma anche qualche allucinazione».
Berlusconi dice che bisognerebbe prendere esempio dalla Lega in quanto a capacità politica sul territorio. È d’accordo?
«Riconosco agli amici della Lega un forte impegno sul territorio. Ma anche i nostri si danno da fare, eccome. Non vedo differenze. Io poi, sono cresciuto nei quotidiani e sono abituato a lavorare sodo: sabato, domenica, festivi compresi. L’importante è credere in quello che si fa. Ogni Natale che passavo lontano da casa per servizio, in qualche parte del mondo, il vecchio direttore Gaetano Afeltra chiamava mia madre per dirle: “Signora, deve essere orgogliosa, suo figlio sta lavorando per il suo giornale”. È lo stesso sentimento di appartenenza, in questo caso al Pdl, al movimento che rappresenta la grande maggioranza degli italiani, che ci deve spingere tutti a un impegno sempre più forte».