Bonalumi e Griffa Colori e luci alla Permanente

Al Palazzo di via Turati una mostra su due protagonisti degli anni Sessanta e una collettiva di cinquanta artisti, da Balla a Fontana

Luciana Baldrighi

Sono approdate nelle belle sale del Museo della Permanente di via Turati 34, una creazione in stile neoclassico edificata agli inizi del secolo scorso dall’architetto Luca Beltrami, le opere dei protagonisti assoluti del panorama artistico italiano degli anni Sessanta provenienti ciascuno da esperienze diverse sul piano estetico, ma molto simili se ci si sofferma al rigore profondo metodologico della loro costante ricerca concettuale.
Rosellina Archinto che dirige la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, ha voluto celebrare questi due artisti in collaborazione con la Provincia, la Regione Lombardia, Assolombarda, Associazione Segno e con il contributo di Orbitra abbinando l’esposizione di Agostino Bonalumi e Giorgio Griffa alla mostra allestita al piano superiore dal titolo «FiloLuce» accompagnata da un catalogo edito da Charta, con lavori di Balla, Boetti, Fontana, Flavin, passando così dal movimento moderno e a quello contemporaneo. Quest’ultima collettiva indaga l’opera di una cinquantina di artisti da Louise Bourgeois a Enrico Castellani, Fabrizio Plessi, Salvatore Scarpitta. Rebecca Horn fino a William Kentridge, Piero Manzoni a Michelangelo Pistoletto.
Per tutto il mese di giugno si terrà un ciclo di conferenze sullo stato dell’arte contemporanea in Italia a cura di Luigi De Corato.
Per tornare alla rassegna che durerà fino al 5 giugno, va precisato che è incentrata su Agostino Bonalumi e Giorgio Griffa a cura di Anna Maria Maggi e Mario Meneguzzo. Bonalumi (Vimercate, Milano 1935), ripercorre almeno per il primo periodo, le estroflessioni ottico-geometriche degli anni Sessanta fino al 2000 per arrivare poi con una nuova ricerca ai lavori più recenti come il grande quadro «argento», recentemente esposto al Reina Sodfia di Madrid, l’unico artista italiano vivente invitato a partecipare alla grande mostra internazionale: gli altri sono Burri, Fontana e Manzoni.
Bonalumi che vive e lavora a Milano dopo alcune esperienze legate alla pittura informale attraverso l’utilizzo dei materiali poveri, e sperimentali, nel 1959 elabora un personale linguaggio legato all’estroflessione e introflessione della tela. Oggi la sua ricerca muove attorno a opere «oggetto», in cui il segno sciolto e liberato è ancora allusivo della costruzione.
Di Griffa (Biella, 1944) che appartiene invece a quel gruppo di artisti che hanno scelto invece di continuare a utilizzare la pittura, seppure in forma analitica e concettuale sviluppando una ricerca pittorica su tele non preparate sospese al muro e senza telaio. In questo modo la tela diventa luogo e campo di un’azione di un modo del dipingere minimale e concettuale. Linee di colore vengono tracciate da sinistra verso destra come nella scrittura primordiale con elementi decorativi e arabeschi, tipici dei suoi interventi. Di questo artista sono presenti una decina di lavori di grande dimensione mai esposti prima ed eseguiti tra il 1968 e il 1978 e alcune opere che Griffa ha realizzato per l’occasione. E’ esposta al pubblico la grande opera «Dionisio» del 1980 realizzata per la sala personale dedicata all’artista al Padiglione Italia alla XXXIX Biennale di Venezia.

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