Bonanni contro Epifani: il Tfr resti alle aziende

Fiom a Rifondazione: «Cambiate una legge “democristiana”». Il ministro Damiano prova a mediare

Gian Maria De Francesco

da Roma

I prodromi della crisi si erano manifestati già mercoledì scorso quando i tre principali sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) si sono presentati all’audizione sulla Finanziaria presso le commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato senza sostenere una linea comune. Ieri il barometro delle relazioni ha continuato a segnare ancora brutto tempo: chiaro segnale che la linea Padoa-Schioppa/Visco non ha convinto neanche le rappresentanze dei lavoratori. Soprattutto sul trasferimento del 50% del Tfr inoptato all’Inps.
Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, rischia così di trovarsi sempre più solo a difendere la linea social-rigorista del governo. In un’intervista pubblicata dall’Unità, il leader cigiellino ha attaccato pesantemente Confindustria, ormai ai ferri corti con Palazzo Chigi sulla vicenda liquidazioni. Secondo Epifani, Viale dell’Astronomia avrebbe orchestrato «una colossale montatura» affermando di voler favorire i fondi pensione e in realtà pensando di «poter condizionare la scelta dei lavoratori perché il Tfr resti in azienda». Toni che non si sentivano dalla battaglia sulla scala mobile. Ma il sindacalista non ha risparmiato una stilettata nemmeno al governatore di Bankitalia, Mario Draghi, «reo» di aver criticato gli effetti redistributivi della manovra preannunciando che anche gli operai single pagheranno più tasse. «Non ho mai visto nessuno fare un calcolo sul drenaggio fiscale in anticipo», ha sottolineato Epifani.
Certo, un piccolo rimbrotto è stato riservato anche al premier Romano Prodi, ma per stimolarlo a spostarsi sempre più a sinistra. «Se vuole andare avanti - ha concluso - deve immaginare il cuore. Questa Finanziaria raddrizza i conti, ma si deve chiarire a quale progetto si indirizzano i sacrifici che si chiedono».
Nel frattempo a Saint Vincent la Cisl meditava propositi bellicosi sui contenuti della Finanziaria. «Penso che il governo debba ritirare subito il provvedimento - ha detto il segretario Raffaele Bonanni - perché è stato adottato scavalcando le parti sociali. Aver deciso di inserire nella Finanziaria la norma sul Tfr è stato scorretto e molto grave. Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione fino all’ultimo: dal Parlamento alla piazza». Anche Bonanni ha utilizzato i toni critici del presidente emerito Ciampi, spedendo un messaggio non troppo cifrato proprio ad Epifani. «Questa Finanziaria - ha precisato - manca di vera e propria mission, è fatta un po’ a caso. E c’è qualcuno che va in giro a farsi bello dicendo che questa Finanziaria l’ha fatta lui e che quindi va tutto bene». Il segretario non ha fatto nomi, perché «più si è uniti più si è forti», ma l’unità, viste le premesse, appare un miraggio. Se Montezemolo si era stupito del silenzio dei sindacati sulla vicenda, il numero due cislino Pier Paolo Baretta si è stupito del «silenzio della Cgil in questa situazione kafkiana».
Ma anche a sinistra non tutti la pensano allo stesso modo. Ieri il leader della Fiom-Cgil (metalmeccanici), Giorgio Cremaschi, si è appellato a Rifondazione perché si impegni a cambiare una Finanziaria di «impianto social-liberista o al massimo una “onesta” Finanziaria democristiana». Una legge di bilancio che alla stregua delle ristrutturazioni aziendali «ha appaltato la riduzione dei diritti sociali ai Comuni».
Al ministro del Lavoro, Cesare Damiano, non è rimasta altra possibilità che esercitarsi nella sua figura di mediatore. Lunedì partiranno le convocazioni per le parti sociali che parteciperanno al tavolo sulla previdenza complementare, mentre per le Pmi penalizzate dalla riforma del Tfr si pensa ad «un’azione specifica». Tre le ipotesi sul tavolo: fissazione di una soglia di dipendenti per il trasferimento delle liquidazioni, istituzione di un fondo di garanzia oppure un anticipo al 2007 dei trasferimenti previsti per il 2008-2009. Ma di questo si parlerà a un altro tavolo.