Bonanni e Angeletti: Prodi impari da Craxi

«Era un riformista, fu il precursore della concertazione». Assente Epifani, è polemica

nostro inviato a Hammamet (Tunisia)

Romano Prodi? «Impari da Craxi!», è il consiglio forte e accorato che Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti inviano al presidente del Consiglio da Hammamet. I leader di Cisl e Uil son giunti ieri a rendere omaggio al leader socialista morto in esilio sette anni fa, e rilanciano l’esempio del «precursore della concertazione»: in questi giorni non proprio facili per i rapporti fra il sindacato e il governo, Angeletti e Bonanni vorrebbero che il premier prendesse ispirazione da Craxi, «che le riforme voleva farle col sindacato, non contro». Mancava Epifani ieri, pur invitato dalla Fondazione Craxi e sollecitato dagli altri due segretari confederali. Stefania Craxi s’è detta dispiaciuta per la defezione del leader Cgil. Mentre Maurizio Sacconi sorrideva amaro: «Probabilmente non lo hanno lasciato venire».
Una cerimonia più raccolta del giorno prima, quella di ieri pomeriggio al cimitero cristiano sotto le mura della Medina, ma di peso politico forse superiore. Il segretario della Uil era già venuto altre volte, ad Hammamet. Per Bonanni, era la prima volta. S’è raccolto in silente preghiera accanto al collega e alla figlia di Craxi, ha guardato con intensità l’epigrafe ormai celebre «La mia libertà equivale alla mia vita», ha depositato anch’egli garofani rossi, poi sul libro dei visitatori ha registrato il suo «omaggio ad un riformatore dell’Italia moderna».
Perché non è venuto anche Epifani? Angeletti si rifiuta di commentare, «io l’ho chiamato per dirgli che venivamo ad Hammamet - si limita a raccontare - ho avuto l’impressione che volesse pensarci, poi deve aver deciso di non venire». Probabilmente il segretario della Uil vede il collega della Cgil invischiato nella sindrome che ormai colpisce la Quercia e dintorni, tant’è che così commenta l’assenza e l’imbarazzo della sinistra pur riformista: «Craxi è stato l’uomo della sinistra italiana che ha saputo porre il problema della modernizzazione e delle riforme come un vero progetto di cambiamento. Quella parte della sinistra che proprio per questo lo ha combattuto, adesso fa una grande fatica a riconoscere semplicemente che ha sbagliato, che ha compiuto un grande errore politico». Anche Bonanni racconta di aver chiamato Epifani, «forse s’è sentito preso alla sprovvista», sorride.
A giudizio di Bonanni e di Angeletti in ogni caso, la figura di Craxi si staglia netta e grande. «Sono qui per rendere omaggio ad uno statista, un riformatore, una persona amica dei lavoratori, che è stato precursore della concertazione», ha poi detto Bonanni spiegando: «Raccogliendo il pensiero di Tarantelli, che era vicino al sindacato, Craxi ha messo insieme le ragioni del risanamento con quelle dell’equità. Favorire la partecipazione, coniugare le ragioni della gente con le esigenze dell’economia è un’indicazione forte anche per gli attuali governanti. Ritengo che il lavoro di Craxi, il suo esempio, oggi più che mai rappresentino una indicazione forte per le esigenze di governo». Angeletti incalza: «La debolezza attuale della sinistra, è la conseguenza del gravissimo errore politico compiuto nei confronti di Craxi: gli allora comunisti, rimasero talmente accecati dalla paura di essere egemonizzati dalla cultura politica socialista, che da quel trauma non si sono più ripresi».
Stefania, ovviamente soddisfatta per l’omaggio di Cisl e Uil, lamenta l’assenza della Cgil: «Sono dispiaciuta dal punto di vista politico, ma anche da quello umano. Perché se non ricordo male, Guglielmo Epifani era un leader sindacale che faceva riferimento al partito socialista di Craxi».