Bonanni: «Con questo governo clima di sfiducia»

Antonio Signorini

da Roma

La manovra correttiva e l’ormai imminente Dpef (il Documento di programmazione economica e finanziaria). Gli annunciati tagli alla spesa sociale, alla scuola e il pubblico impiego. E ora anche il blocco dei cantieri stradali dell’Anas. I motivi per aprire il confronto con il governo non mancano. Però - lamenta il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni - della concertazione «non c’è traccia». Il metodo inaugurato dal centrosinistra negli anni Novanta e sostituito dal «dialogo sociale» durante gli anni del governo Berlusconi non è stato ripreso dall’esecutivo di Romano Prodi. E nemmeno dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Ed è proprio l’unico tecnico del governo a essere ancora una volta nel mirino del sindacalista: «Valutiamo il ministro molto attivo nelle parole ma molto poco sulle opere».
Non è partita la nuova concertazione che il suo sindacato auspica?
«Non abbiamo visto traccia di concertazione. Tante discussioni amabili, qualche contatto, ma di concertazione proprio non ce n’è. Per il momento si stanno dando solo segnali negativi».
Troppo allarmismo?
«Segnali che turbano la gente e non sono adatti a creare il clima giusto per affrontare i nodi veri del Paese».
Magari è solo un modo per far digerire una manovra correttiva pesante e prendere un po’ di rincorsa in vista di una Finanziaria più orientata allo sviluppo...
«Spero proprio che non ci sia una strategia di questo tipo perché finirebbe per essere un gioco senza nessun vincitore. Nessuno ci guadagnerebbe e si perderebbero le buone relazioni tra le parti sociali e il governo».
A proposito di manovra, si ipotizzano misure pesanti, compresi tagli alla spesa sociale e limitazioni per la scuola. I sindacati sono ovviamente contrari. Avete avuto modo di parlarne con il governo?
«Non ne sappiamo nulla e non vogliamo saperne nulla. Nel senso che vogliamo discutere solo di cose fondate e improntate al realismo, gestibili. Non di argomentazioni da dare in pasto all’opinione pubblica per arricchire il catastrofismo. Stia in guardia chi lo alimenta».
Allora è vero che il rigore di Tommaso Padoa-Schioppa trova sempre meno sostenitori nel governo e che voi sindacati state appoggiando gli «sviluppisti»?
«Non so chi siano gli sviluppisti. Sento solo delle dichiarazioni che non condividiamo. Si sparge un clima di sfiducia, negativo per la ripresa. Anche perché la priorità deve essere quella di far crescere il Pil. Anche perché se cresce il Pil si abbassa la spesa».
Il governo dovrà anche trovare i soldi per tenere aperti i cantieri dell’Anas. E diversi ministri hanno detto che bisognerà stabilire una priorità tra tutte le opere da realizzare. È d’accordo?
«Sì. Però, per quanto riguarda i cantieri Anas, bisogna stare attenti agli effetti che il blocco può avere sull’occupazione. Mi aspetto che parta subito un confronto sulla situazione che si è creata e anche sulle opere future».
E se invece fosse un modo per non realizzare l’Alta velocità, magari il tratto piemontese della Torino-Lione?
«Spero di no. La Tav deve far parte delle opere da realizzare subito, anche perché siamo già in ritardo. Secondo i nostri calcoli si va già verso un ritardo di tre anni rispetto al 2015, anno di fine lavori secondo le previsioni. Anche in questo caso serve il dialogo. Bisogna costruire il consenso, le occasioni per decidere e fugare le preoccupazioni. Per troppa fretta si rischia di ottenere il risultato opposto e di rallentare ulteriormente la costruzione delle infrastrutture di cui il Paese ha bisogno».
Proprio un cantiere ieri è crollato causando la morte di un lavoratore...
«Il problema è che il lavoro nei cantieri non è ripetitivo. Si perde in sicurezza perché il lavoratore si trova ad affrontare situazioni sempre nuove. Non so come è andata, ma in casi come questo pesa la logica dei ribassi e quella dei subappalti, che comportano sempre una riduzione della sicurezza.
Tornando alla politica economica, secondo lei per rilanciare l’economia è sufficiente il taglio del cuneo fiscale oppure, come il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, pensa servano altre misure?
«In linea di principio per noi il cuneo va bene, ma per noi la priorità è sempre stata quella di non toccare i contributi previdenziali. Lo diciamo da mesi».
I segretari dei sindacati della Funzione pubblica hanno scritto a voi segretari generali proponendo un patto sugli statali che consiste in esodi incentivati accompagnati dalla regolarizzazione dei precari. Lei è d’accordo?
«Stiamo valutando questa proposta. Il problema di stabilizzare gli oltre 350mila precari c’è e non si può ignorare. Anche perché sono lavoratori che lo Stato paga lo stesso. Anche su questo chiediamo una discussione con il governo».