Bonanni: "Lo scalone non è un totem, sì a Damiano". Ma la sinistra ripete: "No"

Il leader della Cisl: "La vera questione che interessa la gente è l’indennità di
disoccupazione che passa dal 50% al 60% con una copertura contributiva figurativa piena, il
riscatto della laurea meno oneroso per i giovani, la totalizzazione dei contributi, l’aumento
delle pensioni minime&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=190000">Rifondazione minaccia la crisi</a></strong>

Roma - Si allungano i tempi per l’accordo sulle pensioni, in particolare sul superamento dello scalone della riforma Maroni. Dopo la rottura e il rinvio deciso la scorsa settimana, le parti hanno ripreso le fila della trattativa ma sembra improbabile a questo punto che si arrivi ad un’intesa nei prossimi giorni. La proposta di Damiano - scalino a 58 anni dal 2008 e incentivi per chi resta al lavoro - potrebbe essere una buona base di partenza per la Cisl: il segretario generale Raffaele Bonanni la giudica infatti «positiva». Più cauto il leader della Uil Luigi Angeletti, secondo cui «è una strada, ma non la soluzione».

Sinistra radicale contro Damiano In sede politica, la proposta del titolare del Lavoro non trova tutti d’accordo, anzi registra la netta contrarietà dell’ala radicale della maggioranza. «In questo momento la proposta che è stata avanzata dal governo - fa sapere il capogruppo Prc alla Camera, Gennaro Migliore - non è ancora condivisa da tutta la maggioranza. Penso che sia giusto accogliere la richiesta del sindacato di avere una proposta unitaria. Per noi, per adesso, questa non c’è».

La Bonino: soldi ma per gli ammortizzatori sociali Anche all’interno dell’esecutivo, c’è chi ritiene che la soluzione prospettata da Damiano non sia quella migliore: ieri, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa aveva sottolineato la necessità di non penalizzare le future generazioni, e stamane il ministro Emma Bonino si è detta convinta che le risorse andrebbero destinate più agli ammortizzatori sociali che all’introduzione di scalini per l’età pensionabile.

Ferrero: scalone via, patto fatto con gli italiani Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha però ricordato che l’abolizione dello scalone riguarda un patto che «abbiamo fatto con gli italiani» ed a questo riguardo «consiglio a tutti i ministri di rileggersi bene quel programma perchè non è possibile chiedere i voti per abolire lo scalone e poi quando si governa far finta di nulla». Ad ogni modo, ha aggiunto, bisogna fare presto e trovare un accordo con i sindacati «entro la prossima settimana». Nel fine settimana, è infatti improbabile che si tenga un nuovo incontro visto che giovedì il ministro del Lavoro andrà in Portogallo per impegni europei. Nel pomeriggio, è intanto prevista una riunione al ministero del Lavoro per definire la platea dei beneficiari dall’aumento delle pensioni basse deciso per decreto la scorsa settimana. Non è però escluso che all’incontro possano poi partecipare i tre segretari generali di Cgil Cisl e Uil per riprendere il discorso interrotto sullo scalone. Secondo altre fonti, un nuovo incontro a Palazzo Chigi si terrà invece domani.