Bonanni sfida la sinistra: «Corteo ideologico e sterile»

Il segretario della Cisl: «Se tutti si fossero uniti alle nostre lotte avremmo ottenuto salari più alti»

da Roma

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, chi ha vinto il braccio di ferro sul Protocollo?
«Senza fare retorica, i lavoratori. E anche il sindacato che è riuscito, in questo contesto di sfilacciamento delle istituzioni e di distacco dei cittadini, a coinvolgere cinque milioni di persone in un referendum spontaneo e autogestito».
Senza contare che avete stracciato la sinistra radicale...
«Anche per noi la misura dei sì è stata una sorpresa positiva, ma non è questo il punto. Il voto incoraggia Cgil, Cisl e Uil a proseguire nella strada dell’autonomia, del realismo e della responsabilità. E scoraggia chi pensa che il sindacato sia solo protesta sterile».
Quindi la sinistra.
«Non voglio più fare polemica con nessuno. Perché il dissenso, anche se limitato come in questo caso, ci può insegnare qualcosa».
Vuole dire che concederete qualcosa alle posizioni della manifestazione?
«L’opposto. Le partecipazione al referendum ci dice che la stragrande maggioranza dei lavoratori non vuole un sindacalismo astratto e antagonista».
Quindi la vittoria dei sì è il segno che tutto va bene?
«Nemmeno questo. Anche i sì sono il segnale di un malessere. Ma il cuore della questione sono i salari e il fisco. Troppo bassi i primi, troppo pesante il secondo. Avremmo voluto dei segnali in questo senso dal governo già con la Finanziaria, ma non è successo. E per questo faremo la mobilitazione, il 17 o il 24 novembre».
Dobbiamo aspettarci un sindacato concentrato solo sul fisco?
«C’è anche il rafforzamento del secondo livello di contrattazione, che è la migliore risposta ai redditi bassi».
Il corteo ha parole d’ordine diverse. In primo luogo la cancellazione della Legge Biagi.
«La precarietà non è un risultato della Biagi, ma del fatto che ci sono lavori flessibili che sono pagati poco. Mi rammarico che iniziative come questa si rivolgano verso obiettivi sbagliati. Se invece di queste iniziative sterili e ideologiche tutti si fossero uniti alle lotte sindacali, avremmo salari più alti».
La manifestazione è un altro episodio della concorrenza tra sindacati e sinistra radicale?
«La confusione di ruoli non serve a nessuno, nemmeno ai partiti».
E se in Parlamento dovessero spuntare modifiche al Protocollo?
«Avevamo chiesto al governo il rispetto dei patti e lo abbiamo ottenuto. Poi il Parlamento è sovrano. Comunque sul protocollo c’è un consenso bipartisan. Sono tranquillo».
Lei critica il corteo della sinistra però ha aderito alla manifestazione in difesa della Legge Biagi. Non è una contraddizione?
«Non è una manfestazione di piazza, è un seminario ed è bipartisan. Sarò in compagnia di persone che la pensano come me da tanto tempo. Il consenso attorno all’impostazione della Biagi sta crescendo sempre più e voglio rafforzare questo patrimonio, sottraendo questi temi alle strumentalizzazioni politiche. Poi a me non piace il modismo».
Prego?
«Voglio dire che sono anticonformista, forse perché sono abruzzese ma ho avi toscani».
È difficile difendere la riforma del lavoro attaccata dalla sinistra?
«È difficile tenere la barra dritta quando cominciano a volare gli insulti».
Parla delle aggressioni di delegati Cisl da parte di sindacalisti Fiom?
«Sì, ma è acqua passata. Ora dobbiamo costruire».
Sempre che Prodi regga.
«Che il governo sia un po’ precario al Senato non è una novità. A me fa più paura l’instabilità, che non è solo la caduta del governo, ma anche il non fare nulla o fare dei pasticci. Per questo vorrei una convergenza di maggioranza e opposizioni sulle cose essenziali».
Tipo?
«Sul taglio delle tasse nella busta paga. I lavoratori lo apprezzerebbero».