Bonanni: «A Tremonti propongo un patto per la crescita del Paese»

da Roma

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, petrolieri e industriali scettici e lei entusiasta. La Robin tax ha ribaltato gli schemi?
«Era, diciamo così, originale la situazione di prima, con settori non esposti alla concorrenza che potevano vantare aumenti dei profitti del 40 per cento all’anno. E nessuno che si poneva il problema di restituire parte dei soldi. E dire che prima avevano anche il taglio del cuneo fiscale. Riportare l’Ires al 33% è stato un fatto importante».
Guardi che i sindacalisti dovrebbero parlare male dei governi...
«Non bisogna sempre sparare su chi governa. Se poi fa una cosa buona. Semmai ora bisogna che tutto il gettito vada alle persone in difficoltà, come gli anziani. Il sindacato si deve confrontare con tutti e il governo deve ricercare il massimo consenso possibile con tutti».
Poi c’è il piano Brunetta anti fannulloni. E i tagli alla spesa. D’accordo anche su quello?
«Se vogliono risparmiare, puntino sulle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione».
Difficile che basti. Poi non ci sono solo i risparmi, c’è anche un problema di efficienza.
«Quello che volevo dire è che nella pubblica amministrazione servono anche gli investimenti. E bisogna saper mettere d’accordo tutti. Non bastano le bastonate. L’altro governo ci ha perso la faccia».
E allora che farebbe?
«Vuoi risparmiare? Punta sull’informatica, sulla formazione. Vuoi la sicurezza? Servono più agenti. Meglio non seguire i polveroni mediatici sui pubblici dipendenti che sono iniziati da tempo, secondo me per coprire l’incapacità dei governanti. Io sono contento che Brunetta abbia puntato tutto su un piano industriale. Però ora bisogna riempirlo. Noi siamo disposti a collaborare».
Soddisfatto per la fine del divieto di cumulo tra i redditi da pensione e da lavoro?
«Era una vecchia rivendicazione della Cisl. Ho esultato. Era una nostra rivendicazione anche ai tempi del precedente governo, poi, non so perché, scomparve dai piani di Tommaso Padoa-Schioppa. È una scelta di buon senso e di civiltà. Ci sono lavoratori che hanno diritto alla pensione, ma vogliono ancora lavorare, magari per migliorare la loro condizione. Non vedo perché vietarglielo».
Lei parla di investimenti nel pubblico impiego. Non crede siano necessari anche tagli alla spesa?
«Noi la manovra dobbiamo ancora leggerla bene. Ma una manovra di 34 miliardi in tre anni non mi pare proprio una stangata. L’importante è che non taglino la spesa sociale. Se davvero vorranno ridurre quella degli enti locali e quella dello Stato dell’uno per cento, non sarà un problema. Si può fare con poco, puntando sugli sprechi. E non credo proprio che questo governo pensi di agire contro gli interessi dei più deboli».
Tremonti ha detto che non c’è risanamento senza sviluppo...
«Ha detto bene. E io gli propongo un patto per la crescita del Paese. Giusto risanare. Ma la crescita zero si combatte con investimenti: energia, infrastrutture, formazione e innovazione».
E fino a qui non ci dovrebbero essere problemi. Cosa chiederebbe al governo in cambio, nel caso il patto vada in porto?
«Quando il Pil tornerà a crescere non si potrà non fare una politica di redistribuzione fiscale a favore di pensionati e lavoratori, che oggi pagano il prezzo più alto per le difficoltà».
Un’ultima cosa sulla manovra. Le piace la Finanziaria blindata, e senza assalto alla diligenza? A volte in Parlamento passavano anche emendamenti suggeriti da voi...
«L’anno scorso proprio in un’intervista al Giornale dissi che una sessione di bilancio che dura nove mesi all’anno non serve a nessuno. Giusto semplificare, basta non cadere nel dirigismo. È proprio quando si fa fare un passo indietro alla politica, che bisogna rafforzare il confronto con le forze sociali».