Bond Argentina, arriva una tegola sui risparmiatori

Il tribunale di Milano dà ragione a Bpm: non c’è obbligo di prospetto informativo se i titoli sono già stati ceduti a investitori istituzionali

da Milano

Per i molti risparmiatori ancora in causa con le banche nell’ambito della vicenda dei Bond argentini, è un colpo duro, difficile da assorbire. Con una sentenza dello scorso luglio, le cui motivazioni sono state diffuse ieri, il Tribunale di Milano ha infatti assolto la Banca Popolare di Milano dall’accusa rivolta da due clienti, secondo i quali l’istituto non aveva fornito sufficienti informazioni sul grado di rischio dell’investimento. In sostanza, il giudice ha invece disposto che Bpm, una volta ceduti i Tango-Bond agli investitori istituzionali, non aveva più l’obbligo di consegnare ai risparmiatori il prospetto informativo. «La cessione delle obbligazioni a investitori istituzionali - spiega la sentenza - esaurisce la fase del collocamento. Successivamente, le obbligazioni divengono negoziabili sul mercato secondario senza che sia prevista la consegna del prospetto informativo». Dunque, non vi sarebbe stata una carenza di informativa tale da pregiudicare la validità dei contratti.
Il verdetto del Tribunale di Milano è destinato a rimescolare le carte nella partita in gioco tra risparmiatori e banche, dal momento che ribalta precedenti pronunciamenti, in genere favorevoli a quanti sono rimasti coinvolti nel default del Paese sudamericano. Nel giugno scorso, il Tribunale di Roma aveva infatti condannato la stessa Bpm a risarcire 50mila euro (più gli interessi) a un cliente proprio per aver omesso la rischiosità delle obbligazioni.
Anche sui rendimenti, il cui livello elevato era - secondo i risparmiatori - una spia della minore affidabilità dell'Argentina, i giudici di Milano hanno dato ragione alla banca. «Essendo l'Argentina uno Stato sovrano non europeo, la sua affidabilità non può essere parificata a quella degli Stati occidentali ad economia avanzata e ciò giustifica, di conseguenza, un rendimento più alto dei propri bond offerti al mercato».
La sentenza potrebbe ora complicare il cammino legale intrapreso da quanti non hanno aderito all’offerta di rimborso del 25% del capitale presentata dal governo di Buenos Aires tra il gennaio e il febbraio scorsi. In base ad alcune stime, sarebbero circa 150mila i risparmiatori ancora in possesso di Bond argentini, per un controvalore attorno agli 8 miliardi di dollari.