Bond argentini, offerta di scambio della Provincia di Buenos Aires

Tre nuove emissioni con scadenze a trenta, quindici e dodici anni

da Milano

Risolta, almeno in buona parte, la vicenda che ha riguardato le obbligazioni statali argentine (i cosiddetti «tango-bond»), non onorate a causa del dissesto della finanza pubblica del Paese, ora si passa al riordino di altre emissioni pubbliche, anch’esse rimaste in default dal 31 dicembre del 2001. Il soggetto che ora si appresta ad avviare uno scambio di bond è la Provincia di Buenos Aires, una delle 23 province che costituiscono il Paese, a organizzazione federale. Con un’operazione coordinata in Italia da Citibank, viene offerta anche ai risparmiatori residenti nel nostro Paese la possibilità di scambiare vecchie obbligazioni con titoli di nuova emissione. Il modello è, sostanzialmente, lo stesso che è stato proposto dal governo argentino tra il gennaio e il febbraio del 2005. Anche nel caso della Provincia, le obbligazioni (che non godono di garanzia statale) saranno scambiate - su richiesta degli interessati - con nuovi bond denominati in dollari o in euro, di tre tipi: a lungo termine, con scadenza 2035, pagamento di interessi semestrali e rimborso del capitale a partire dal 2020; a medio termine, con scadenza nel 2020, con pagamento di interessi semestrali e rimborso del capitale a partire dal 2017; obbligazioni chiamate «discount», con scadenza 2017, sempre con interessi semestrali e rimborso dal 2012. Scadenze giudicate «generazionali», come quelle dei nuovi «tango-bond».
Il periodo di adesione all’offerta in Italia parte domani, lunedì 7 novembre, e si chiuderà il 16 dicembre. La data dello scambio effettivo dei titoli è il 12 gennaio.
La consistenza italiana dei titoli della Provincia di Buenos Aires non è precisamente stimata, ma fonti bancarie indicano una cifra molto al disotto del miliardo di dollari. Ricordiamo che 450mila risparmiatori italiani possedevano, invece, circa 13 miliardi di dollari di obbligazioni statali argentine.
Per molti di loro quell’investimento si è traformato in un vero dramma, che ha trovato parziale soluzione, appunto, con lo scambio di titoli vecchi con titoli nuovi. Circa la metà dei risparmiatori ha accettato l’offerta o ha venduto i titoli (che sul mercato erano quotati al 30% circa del nominale), per gli altri si profila un procedimento arbitrale presso la Banca mondiale.