Bondi: «Allora smettetela di giocare a carte coperte»

Il coordinatore di Forza Italia: «Abbiamo detto sì al proporzionale, ora non basta più?»

Francesco Kamel

da Roma

Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, il suo partito in questa legislatura ha fatto da collante del centrodestra ma ora con gli alleati è polemica continua. Che succede?
«Da Gubbio, Forza Italia ha lanciato solo segnali di concretezza e di disponibilità al confronto con gli alleati e con l'Udc in particolare. Sono quattro anni che il partito di maggioranza relativa sta tirando la carretta della responsabilità in nome dell’interesse di coalizione e per anteporre alle esigenze del partito quelle del Paese. Abbiamo dato il sangue per garantire la governabilità».
Il vero problema è la leadership della Cdl?
«Berlusconi, che non è salito a Palazzo Chigi attraverso congiure o trattative sottobanco ma è stato scelto direttamente dagli italiani, rappresenta l'unico realistico elemento di sintesi nel centrodestra, portando avanti con coerenza un programma di governo sottoscritto da tutti. Siamo aperti al dialogo con chiunque lavora per rafforzare la coalizione e impedire a questa sinistra di vincere le elezioni, perché siamo convinti che un’eventualità del genere porterebbe il Paese all'ingovernabilità. Ritengo che questa preoccupazione dovrebbe essere comune a tutti gli alleati che hanno condiviso con noi l'azione di governo in una situazione oggettivamente non facile».
Perché non riuscite a trovare un punto d’incontro con gli alleati?
«Le critiche costruttive costituiscono il sale di ogni alleanza, ma mi sembra che la nostra disponibilità al dialogo si infranga - e mi riferisco all’Udc - su un muro di inspiegabile diffidenza preconcetta. Un muro di ostilità a cui non so trovare spiegazioni. Se è vero che la politica è spesso una partita a poker, ebbene, fra alleati la partita va giocata a carte scoperte. Lo stillicidio di polemiche e il pessimismo cosmico sul futuro della Cdl stanno facendo il gioco degli avversari perché tendono a demotivare il nostro elettorato e a disorientarlo. E ciò mentre le divisioni interne all'opposizione mostrano chiaramente la sua inaffidabilità come forza di governo».
Cosa risponde all’Udc che continua a chiedere la «discontinuità» per non perdere le elezioni?
«Il bicchiere del governo, per tutto quanto è riuscito a realizzare, è sicuramente più pieno che vuoto, ma è necessario adoperarsi per completare riforme importanti e dare un grande segnale di stabilità al Paese. La discontinuità non ci fa paura se questa riguarda il miglioramento dell’azione di governo nei punti programmatici in cui siamo stati meno incisivi. Ma la continuità del quadro politico è indispensabile, a sei mesi dal voto, per non compromettere il tanto di buono che abbiamo costruito. Cambiare in corsa la leadership, come fece il centrosinistra cinque anni fa, significherebbe consegnare al Paese un certificato di autosfiducia. Sarebbe un favore a Prodi, un modo per toglierlo dalle difficoltà in cui si dibatte».
Perché i centristi attaccano Berlusconi?
«C'è da chiedersi quale sia la ratio di questi continui attacchi. Hanno chiesto una crisi di governo, e l'hanno avuta. Ci hanno posto il problema della legge elettorale, e ci siamo sforzati di capire le loro ragioni. Forza Italia non ha pregiudiziali sul proporzionale, purché si salvaguardi il bipolarismo. Siamo anche disposti ad affrontare insieme una difficile battaglia in Parlamento. Ma sembra che tutto questo non sia sufficiente. E allora credo sia giunto il momento di guardarsi negli occhi e di mettere le carte in tavola. Se l'obiettivo è quello di logorare la coalizione per destrutturarla - e io continuo a sperare che non sia così - allora è nostro dovere arginare questa deriva».
Ma i sondaggi sembrano dalla parte dei pessimisti.
«Dicono che c'è un 37% di indecisi? Bene: la Cdl, se resta unita, ha tutte le carte in regola per vincere. Con lo sfascismo, invece, si creano solo le premesse per perdere. A noi interessa proseguire sulla strada delle riforme. Casini ha pronunciato parole condivisibili sull'11 settembre, denunciando le “troppe amnesie” dell’Occidente. Ebbene, gli chiedo: ha ascoltato gli irresponsabili proclami della sinistra sul ritiro immediato dall'Irak? Si è domandato a quale “discontinuità” in politica estera porterebbe una vittoria del centrosinistra? L'Italia, che con Berlusconi ha riconquistato prestigio internazionale, farebbe un drammatico salto all’indietro. Destabilizzare la Cdl significa destabilizzare l'Italia. Ma la Cdl non può prescindere da Berlusconi, che è non solo il leader del partito di maggioranza relativa, ma anche l'unico in grado di garantirle l'indispensabile equilibrio. Credo che tutti dobbiamo fare uno sforzo di realismo».