Bondi attacca il «Corriere»: «Condizionamenti impropri»

Nel mirino anche «Repubblica» definita «ancella» del quotidiano milanese

da Roma

È un attacco diretto e duro quello che Sandro Bondi sferra ai due maggiori quotidiani d’Italia. Per il coordinatore nazionale di Forza Italia «c’è un nuovo condizionamento» del Corriere della Sera sul caso Bankitalia e un ruolo «di ancella» del giornale di via Solferino viene svolto da La Repubblica. Il quotidiano di Via Solferino, sottolinea Bondi «interviene pesantemente anche oggi (ieri per chi legge, ndr) per condizionare, in modo improprio e diretto, decisioni che spettano esclusivamente al Parlamento e alle forze politiche». «Ma che cosa sta accadendo - si chiede Bondi - nel mondo dell’informazione? Quali novità, politiche economiche e forse giudiziarie, si annunciano da queste tempestive coincidenze?».
Le parole di Bondi sono in relazione a un corsivo pubblicato ieri dal Corriere della Sera di replica al comunicato di Palazzo Chigi in cui si affermava che «il governo non si farà influenzare da minacce e ricatti», con riferimento a un fondo pubblicato da Francesco Giavazzi. Il corsivo di ieri senza firma e quindi attribuibile al direttore Paolo Mieli punta il dito contro il governo e sulle vicende di Bankitalia ed è titolato «La crisi non si spegne a chiacchiere». «La necessità di rimuovere Antonio Fazio era già evidente dallo scorso luglio - si legge nel corsivo -. Il governo non volle ascoltare, preferì passare l’estate cincischiando». Invece, «una strada da battere c’era», secondo il Corriere, quella di «una mozione parlamentare bipartisan che facesse da preludio a una severa e incisiva azione del governo».
Nel corsivo si ricordano le dimissioni del ministro Siniscalco, proprio contro l’atteggiamento che il governo assunse sul caso Fazio, e la sostituzione con Tremonti, accompagnata però da dichiarazioni che «fecero sperare per il meglio». «Da allora, però, di mesi ne sono passati altri tre - osserva il Corriere -. Si è fatto ridere il mondo intero inviando ai summit internazionali due rappresentanti del Paese, Fazio e Tremonti, che nemmeno si rivolgevano la parola. Si è lasciato alla magistratura l’onere di difendere le istituzioni». Il corsivo si conclude con un attacco a Berlusconi: «Ora il ministro dell’Economia assicura che il tempo degli indugi è finito. Lo si assecondi e non si perda tempo stilando goffi comunicati».