Bondi: «C’è un filo rosso che lega Telecom alla Bnl»

Il coordinatore di Fi: «È la strategia dei Ds di ridisegnare il capitalismo italiano secondo nuovi interessi e padroni»

Adalberto Signore

da Roma

Onorevole Sandro Bondi, qualche giorno fa ha detto che «i vertici ds anziché denunciare complotti» dovrebbero dare «una spiegazione all’opinione pubblica» oltre che sull’Opa Unipol anche sulla scalata dei «capitani coraggiosi» alla Telecom. A cosa si riferiva?
«Per rispondere, occorre articolare un ragionamento che pone in campo più fattori. Vediamoli a uno a uno. Intanto, emerge un dato storico nella complessa vicenda Telecom, un dato messo in luce da Guido Rossi che nel periodo della premiership di Massimo D’Alema, disse che a Palazzo Chigi c’era l’“unica merchant bank del mondo in cui non si parli inglese”. Come a dire che la politica del governo D’Alema, la stessa figura politica dell’attuale presidente dei Ds, aveva tentato di governare il mercato attraverso i canali finanziari, esattamente all’opposto dei princìpi-cardine del liberalismo. I “capitani coraggiosi” scalarono il mercato a un tempo più in crescita e più privo di regole certe, in quel periodo, conquistando Telecom. Al di là di questo dato, la questione vera è il ruolo della politica, nella fattispecie di un governo, nella regia di questa operazione. È dunque ovvio che il nesso tra la scalata della Bnl da parte di Unipol si intreccia con la regia del governo D’Alema nella scalata Telecom. Motivo dominante: il tentativo di “rifare” il capitalismo italiano, strutturandolo secondo gli interessi di nuovi padroni, con nuovi padrini politici. Citiamo una fonte al di sopra di ogni sospetto e ben documentata, Oscar Giannino, il quale sul supplemento settimanale di Finanza & Mercati, Bloomberg, scrive a chiare lettere che “la Telecom da molti è indicata come la società dalla cui doppia scalata si sono foraggiati aggirando il mercato soggetti come Consorte e Sacchetti di Unipol, e soprattutto - forse - per loro tramite direttamente i Ds”. “Forse”, scrive Giannino. Ma un “forse” pesante, soprattutto dopo decenni di pedagogia moralizzatrice della sinistra».
Lei ha definito l’operazione Telecom del 1999 «l’Opa del secolo». Perché?
«Le parole del presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera sull’Opa dei “capitani coraggiosi”, rimettono al centro dell’attenzione la prima e gigantesca operazione finanziaria del duo Consorte-Gnutti. Resta tutto da chiarire quale fu allora il ruolo della “banca d’affari” di Palazzo Chigi, come venne definita».
In caso di vittoria elettorale della Cdl lei ha ipotizzato la costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui rapporti tra coop e Ds. Conferma?
«Questo sarebbe il primo passo necessario. Il secondo dovrebbero essere una serie di provvedimenti in materia di trasparenza finanziaria e una più dura legislazione sui reati di aggiotaggio e insider trading».
Berlusconi ha annunciato un dossier sui rapporti tra cooperative e Ds. A che punto è?
«È ancora presto per dire qualcosa. Certo è che per il rapporto tra cooperative e Ds, il concetto di “collateralismo” mi pare addirittura troppo “morbido”. Qui siamo alla “trasfusione” del sangue delle coop nel corpo dei Ds».
Qualche tempo fa aveva teso la mano ai Ds proponendo una sorta di dialogo-intesa contro i poteri forti e l’establishment. Crede che esistano ancora le condizioni?
«Non si è compreso il mio punto di vista, che provo a ridefinire: Forza Italia e Ds sono, piaccia o non piaccia, i due assi del sistema della Seconda Repubblica. E in ragione di ciò hanno un ruolo storico e insieme politico in ordine al ristabilimento dell’equilibrio istituzionale e alla buona gestione della res publica, ognuno nel ruolo che in quel momento riveste. Chiaro? Dunque, premesso ciò, ho concluso: ciò significa che l’intesa oggettiva, non fatta di inciuci, ma di un comune interesse per il bene del Paese non è uno scandalo. Ma, ripeto, il mio ragionamento non era né la Grosse Koalition di Monti, né - e men che meno - l’inciucio. Oggi le condizioni ci sono ancor meno, ma forse anche perché i Ds hanno perso l’ennesima occasione per gettare alle ortiche uno straziante e deleterio anti-berlusconismo. Peccato».
È pentito di aver fatto quell’apertura?
«E di cosa dovrei pentirmi? Di avere una volta tanto in Italia ragionato con giusto senso politico e lungimiranza?».
Oggi parte la seconda fase di quella che Forza Italia chiama «operazione verità». In che cosa consiste?
«In un grande sforzo collettivo da parte del nostro partito che, con tremila gazebo in tutta Italia, tornerà a diretto contatto con i cittadini. Faremo politica in mezzo alla gente come nel ’94 e la gente, ne sono convinto, risponderà al nostro impegno».
Secondo Berlusconi Forza Italia è in netta ripresa e la forbice tra le due coalizione si va ancora riducendo. Conferma?
«Dietro la spinta del premier Forza Italia ha ulteriormente guadagnato. E anche la Cdl è in ripresa visto che sono meno di due i punti di scarto dall’Unione. Dunque, tutto da giocare».
L’accordo tra Lega e Mpa sembra essere praticamente fatto. E il Carroccio punta a rastrellare tutti i movimenti autonomisti sparsi per il Paese. Crede che questa operazione possa essere determinante negli equilibri elettorali? E, viste le difficoltà che vive Mastella nell’Unione, non pensa si possa aprire un dialogo con l’Udeur?
«In formula, potrei dire: gli autonomisti con gli autonomisti. Comunque è chiaro che questa operazione potrebbe avere qualche peso elettorale, anche se bisogna vedere in concreto come verrà gestita e poi spiegata all’elettorato della Cdl. Su Mastella ho già detto che il dialogo con l’Udeur è certamente possibile. Forse oggi ancor più chiaramente di ieri».