Bondi: "Casini sindaco a Bologna" Il leader centrista: "Baggianate"

Il ministro della Cultura apre all'Udc con una proposta di candidatura forte e unica di tutto il centrodestra per la poltrona che Cofferati lascerà vacante in primavera. La risposta offesa: "Il candidato c'è, è Guazzaloca"

Roma - Fosse per lui, se lo riprenderebbe a braccia aperte. Ma la strada del ritorno, per chi in molti, tra gli ex alleati, considerano «figliol prodigo», ancora non c’è. E chissà se un giorno ci sarà davvero. Intanto, però, Sandro Bondi ci crede, ci spera, anche se alla fine resterà deluso. E la butta lì: Pier Ferdinando Casini scenda in campo per la corsa a sindaco di Bologna, la sua città. Ricomponga, «il mio amico», lo strappo con il Pdl. E allora sì che «potrebbe diventare il candidato sostenuto da tutte le forze politiche del centrodestra».

Silvio Berlusconi dirà di non saperne nulla, ironizzandoci pure («so che lui a Bologna ha un rapporto stretto con la Madonna di San Luca, può darsi che gli possa dare un sostegno. Auguri»), ma il ministro dei Beni culturali intanto mette tutto nero su bianco. E nella sua rubrica, Mare aperto, ospitata sulle colonne del Tempo, lancia la proposta. Allettante o indecente, a seconda dei punti di vista. Un fulmine a ciel sereno, scagliato dall’ex coordinatore di Forza Italia, convinto che a prendere il posto del democratico Sergio Cofferati, alle elezioni del prossimo anno, possa essere proprio il leader centrista. A cui chiede, però, inevitabilmente, di tornare sui propri passi. In modo da «superare la frattura» consumatasi con il Cavaliere e Gianfranco Fini alle Politiche.

Tanto più che per Bondi, da sempre fautore del «grande partito unico dei moderati», una scelta del genere «potrebbe rafforzare la leadership di Casini, con un successo ottenuto sul campo, restituendogli un ruolo politico reale». E non più «quello derivante dalle capriole dialettiche che è costretto a recitare sul palcoscenico romano, fra la sponda di una sinistra in crisi e la difficoltà di riallacciare un rapporto con il Pdl». Certo, sottolinea Bondi, «non pretendo che Casini segua i miei consigli», ma almeno, aggiunge, «spero solo che ci pensi».

Ma il ministro, almeno per il momento, ci resterà male. Il diretto interessato, infatti, non ci pensa minimamente a rispondere «sì» alla chiamata alle armi. Anzi. «Sono baggianate», è il laconico commento che consegna al Giornale. Nient’altro da aggiungere. Come dire, non scherziamo, non ci penso proprio. D’altronde, fa notare Roberto Rao, suo uomo di fiducia e capogruppo del partito in Vigilanza Rai, «il candidato dell’Udc per Bologna c’è già e si chiama Giorgio Guazzaloca. Adesso, invece, vediamo come si comporteranno gli altri partiti e se lo appoggeranno».

Insomma, con c’è trippa per gatti. Anche perché, ragionano sottovoce a via Due Macelli, «l’ipotesi di Bondi è estemporanea, senza alcun tipo di appiglio concreto. E tra l’altro getta in campo un’inutile tensione. L’Udc, infatti, si è già schierato a favore dell’ex sindaco di centrodestra».

Già, Guazzaloca. Ma non finisce qui. E nei centristi non si nasconde anche una certa irritazione. «Be’, potremmo pure pensare che quello del ministro di Forza Italia sia stato solo un pensiero gentile, se proprio non volessimo vederci una certa malizia», ragionano all’unisono alcuni esponenti del partito guidato dall’ex presidente della Camera. Secondo i quali, dietro questo progetto, potrebbe esserci invece l’intenzione «confinare Casini sotto l’egida del premier».

Come dire, con questa mossa il Pdl cerca di lanciare l’osso, «mettere sul piatto qualcosa», allo scopo di «farlo rientrare dentro il recinto». Recinto ben chiuso e delimitato, in cui il loro leader rischierebbe di fare la fine della pecorella, tenuta a vista da un branco di lupi. «Già, perché alla fine, a ottenere la maggioranza sarebbe il Pdl, anche se a candidarsi fosse Pier Ferdinando». Insomma, fanno intendere in casa Udc, se il ministro Bondi pensa a Casini, come «esponente politico di valore nazionale» per la guida di Bologna, come avviene - dice - a «Milano, Venezia, Roma, Torino, Napoli», si sbaglia di grosso. A battere in primavera il candidato del Pd (il prodiano Flavio Delbono?), in ogni caso non sarà lui. Per la serie, C’eravamo tanto amati!.