Bondi: «Ci faremo in tre per la nuova Forza Italia»

Il coordinatore azzurro illustra la riorganizzazione: «Per noi il 2007 costituirà un anno di svolta»

da Roma

La domanda accompagna da sempre il cammino di Forza Italia. Il partito azzurro è un fenomeno personalistico-aziendale nato per colmare un enorme vuoto storico e politico di rappresentanza oppure è una formazione capace di reggersi su regole democratiche, resistere nel tempo e radicarsi sul territorio? La risposta è affidata ai fatti. Alla storia passata, ovvero ai dodici anni di vita segnati da una costante tenuta come primo partito italiano. Ma anche dall’immediato futuro, ovvero da un 2007 che, per dirla con il coordinatore nazionale Sandro Bondi, si annuncia come «un anno di svolta».
Onorevole Bondi, il soggetto unitario del centrodestra inizierà il suo cammino attraverso la creazione di una federazione. Questo vuol dire che non ci sarà alcuno scioglimento di Forza Italia?
«Certamente no. Anzi sto lavorando - insieme a Denis Verdini, Maurizio Lupi e Gregorio Fontana - a un imponente progetto di radicamento del partito nel territorio, con lo svolgimento dei congressi negli ottomila comuni italiani, e di riforma interna del partito attraverso regole di collegialità e democrazia. Contemporaneamente sta nascendo un polmone culturale che affiancherà Forza Italia, costituito da una fondazione, un centro ricerca, una rivista, un quotidiano online e uno cartaceo».
Come sarà riorganizzato in concreto il partito?
«La nuova forma che il partito assumerà scaturirà da tre strutture organizzative: la prima è quella del territorio (con i congressi comunali e provinciali); la seconda riguarda la struttura che riunisce tutti gli eletti di Forza Italia con una grande assemblea di tutti i nostri amministratori pubblici fissata per il 23 e il 24 marzo alla quale sto lavorando con Mario Valducci; la terza riguarderà le categorie sociali ed economiche. A questo proposito non escludo la formazione di nuovi movimenti autonomi, rappresentativi delle categorie economiche e sociali che si riconoscono nei nostri valori».
Questo progetto richiede da parte della classe dirigente una maggiore assunzione di responsabilità rispetto al passato?
«Certo. Questo progetto per essere efficace ha bisogno di una classe dirigente preparata e illuminata, che lavori insieme al presidente Berlusconi».
Questa volontà di cambiare nasce da una radiografia critica dello stato di salute del partito?
«Il cambiamento di Forza Italia nasce dalla percezione di una crisi del sistema politico, ribadita dagli interventi dei costituzionalisti e dei politologi durante la prima giornata del convegno organizzato a Firenze dalla Fondazione Magna Carta. Ma nasce anche dalla volontà del presidente Berlusconi di lasciare all’Italia un partito forte e capace di costituire una permanente alternativa alla sinistra massimalista, che sta distruggendo sul piano culturale, etico, sociale ed economico il nostro Paese. La classe dirigente di Forza Italia ha la coscienza di dover essere protagonista della formazione di un partito unitario, pur se attraverso la fase intermedia di una federazione. Deve rinnovarsi per essere all’altezza di una missione storica e politica».
Lei si sente un traghettatore verso il partito unitario?
«Il mio compito - e la mia intima felicità - si riassumono nell’essere tramite dell’unità, della presa di coscienza e dell’assunzione di sempre maggiori responsabilità da parte dell’attuale gruppo dirigente, in unione con Berlusconi».
In un periodo in cui la questione dello smantellamento dei pilastri della cultura cattolica ritorna continuamente alla ribalta quanto è difficile guidare un partito cattolico-liberale come Forza Italia?
«Oggi la sfida politica e culturale più alta e impegnativa è quella che vede uniti laici e cattolici in difesa dei principi fondamentali della Costituzione in materia di famiglia e contro la cultura dell’individualismo libertario. Oggi la cultura della sinistra è una cultura dell’individualismo libertario che trasforma in diritto ogni desiderio individuale. Per la cosiddetta destra invece la libertà deve avere a che fare sempre con il concetto della responsabilità e, soprattutto, con il concetto del bene. Anche in Italia la sinistra cerca di copiare le ricette sulla famiglia, che Zapatero ha messo in pratica in un altro Paese cattolico coma la Spagna. Questa deriva laicista e anticlericale riporta indietro il confronto tra laici e cattolici e rischia di aprire un’altra dura contrapposizione di cui non si sente il bisogno. Forza Italia ha una particolare responsabilità nel trovare un punto di equilibrio tra le ragioni dei laici e dei cattolici, attraverso la ricerca di una identità che non sia la giustapposizione delle ragioni degli uni e degli altri ma un approdo nuovo che sia il risultato di un confronto e un dialogo fecondi».