Bondi e i libri dimenticati da Rutelli

Il ministro dei Beni culturali realizzerà il Centro per la diffusione della lettura promesso dal predecessore

Gli editori erano di umore pessimo, ieri mattina, al loro convegno «Più cultura, più lettura, più Paese». Già il giorno prima erano inquieti per il provvedimento che intende limitare il rinnovo annuale dei libri di testo. Poi, nel pomeriggio era stata annunciata una proposta di legge che allunga a sei anni la vita di un testo scolastico. Per gli editori si tratta di una bella botta, ma per le famiglie è un bel risparmio. Ora c’è da augurarsi che, perfezionando la legge, si tenga conto che alcuni testi - in particolare quelli di geografia - hanno bisogno di aggiornamenti continui. Speriamo anche che il ministero della Pubblica istruzione provveda a rinfoltire le biblioteche scolastiche: non certo per fare un favore agli editori bensì per arricchire i nostri ragazzi e, con loro, il Paese tutto.
Nel frattempo è passata quasi inosservata un’altra novità annunciata dalla Gelmini. Oggi i libri delle elementari sono gratuiti, pure per i figli dei ricchi e degli schifosamente ricchi. Domani i ricchi pagheranno i libri delle elementari, mentre i ragazzi più poveri avranno testi gratuiti anche alle medie e alle superiori. È una piccola rivoluzione «di sinistra» fatta da un governo di centrodestra, e sia benvenuta.
Gli umori, dicevo, erano pessimi ieri mattina, e tutti aspettavano le conclusioni di Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali. In sua presenza Marco Polillo ha letto un appello dell’Associazione Italiana Editori, un discorso pacato e propositivo, con una sola forte recriminazione: due anni fa l’allora ministro Rutelli annunciò la nascita di un Centro per il libro, costituito da pubblico e privato, per affrontare organicamente i problemi legati alla (scarsa) vendita e alla (ancora più modesta) lettura di volumi. Gli editori lamentano che il Centro non è mai nato, e che però i suoi fondi sono già stati dimezzati, da tre milioni a uno e mezzo.
Insomma, non avrei voluto essere al posto di Bondi, quando si è alzato a parlare. Quando ha finito, però, sì. Ero seduto - per via di antica amicizia e di lavoro comune alla Mondadori, più di vent’anni fa - fra Marco Polillo e Gian Arturo Ferrari, direttore dell’area libri dell’intero gruppo Mondadori. E ho sentito la loro soddisfazione - aleggiante in tutta la sala - per le parole del ministro. «La penso esattamente come voi», ha esordito Bondi, «sono uno di voi e amo profondamente i libri... Tutti rendono omaggio alla cultura, come alla virtù, ma pochi sono disposti a “fare” per la cultura... C’è una sottovalutazione del suo ruolo, soprattutto nelle classi dirigenti politiche e imprenditoriali... Se l’Italia non scommette sulla cultura non avrà futuro... La lettura non è legata solo allo sviluppo economico, ma anche alla crescita della nostra democrazia, perché più si legge e più la democrazia diventa forte».
Rimaneva però da affrontare il problema «Centro del libro». Bondi ha lodato Rutelli per l’idea, ottima, anche se il neoministro ha scoperto - appena insediato - che era stata avviata male e che la Corte dei Conti ha respinto il progetto per varie carenze formali e di contenuto. Poi Bondi ha annunciato di avere riaperto la procedura, e che intende concluderla entro l’anno in modo che il Centro del libro diventi operativo già nel 2009: avendo a disposizione tutti e tre i milioni di euro promessi da Rutelli.
Bene, benissimo, tutti contenti. Ora si tratta di vedere come sarà costituito e come agirà il Centro del libro. Bondi ha garantito che non si tratterà di un organo burocratico, e è già molto. In più sarà essenziale, credo, che non ne facciano parte soltanto gli addetti ai lavori, editori, librai, scrittori, ministeri ecc. Occorrono anche economisti, esperti di comunicazione e di marketing, pubblicitari e quant’altri possano capire la radice del problema: cioè che il libro, prima di essere un prodotto, è un atto creativo. Occuparsene richiede anzitutto creatività, intuito e fantasia.
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