Bondi: ecco la rifondazione di Forza Italia

da Roma

Onorevole Sandro Bondi, da una parte si parla di un Berlusconi tutto impegnato nel progetto dei «circoli», dall’altra si dice che si stia ormai disamorando di Forza Italia e sia deciso a trasformarla in un’esperienza nuova, magari quel Partito della libertà di cui ha parlato più volte. Dove sta la verità?
«Mi pare che in questa fase convulsa della politica italiana qualcuno stia creando artificiosamente un falso problema, quello di Forza Italia. Che mai come oggi è stata così radicata nella società. Stiamo parlando del partito di maggioranza relativa, che tutti i sondaggi danno in crescita costante e che dispone dell’unico vero leader rimasto sulla scena».
Forza Italia, insomma, è in perfetta salute?
«Direi che abbiamo tutte le carte in regola per continuare a essere la forza trainante di una democrazia il cui corpo sociale si riconosce ormai nel bipolarismo. Certo, il gruppo dirigente è chiamato ad attrezzarsi per interpretare al meglio la realtà che cambia e per intercettare l’esodo di quegli elettori che hanno scelto Prodi e si stanno accorgendo dell’errore».
Cosa intende?
«Dentro Forza Italia è in atto un grande processo costituente, una rifondazione che parte dal nuovo statuto e dall’ulteriore radicamento territoriale con la celebrazione dei congressi comunali e provinciali che porterà alla formazione di una classe dirigente in grado di assumersi responsabilità sempre maggiori».
Al di là di questa «rifondazione», però, si ha la sensazione che Berlusconi sia insoddisfatto, e che punti ai circoli per bypassare le insufficienze del suo partito...
«Forza Italia nacque per una necessità storica: quella di impedire l’instaurazione di un regime di sinistra dopo la capitolazione per via giudiziaria del blocco democratico. Quella necessità resta attuale e Forza Italia, oggi come allora, ha sulle sue spalle il compito di dare una risposta politica alla maggioranza degli italiani che teme di restare prigioniera nella deriva statal-leninista a cui la sta conducendo il governo Prodi. Rispetto al ’94, trovo la situazione addirittura peggiorata, perché la sinistra ha radicalizzato i suoi tradizionali difetti spostando ulteriormente il suo asse verso il massimalismo. Di fronte a questa involuzione, Forza Italia resta l’antidoto più efficace. E molte categorie economiche che erano state attratte dal prodismo stanno riscoprendo nel nostro partito lo strumento più idoneo per dar voce all’Italia della modernità. In questo senso, i circoli a cui pensa Berlusconi costituiranno una sorgente di nuova partecipazione alla politica che nessun partito può esaurire, e la manifestazione del 2 dicembre sarà il manifesto di questa nuova fase».
Non c’è dunque competizione tra i circoli e il partito?
«Sono due facce della stessa medaglia, un circuito virtuoso tra politica e società capace di convogliare il massimo del consenso intorno a Berlusconi. La crescita dei circoli porterà simmetricamente alla crescita di Forza Italia per trovarci pronti a governare quando Prodi cadrà. Questa “convergenza parallela” tra il partito e le istanze che provengono dai ceti produttivi, dal volontariato e dall’Italia che vuole la sussidiarietà e non lo Stato-padrone aprirà una nuova stagione politica di cui Forza Italia sarà l’elemento portante. E questa iniezione di novità ci farà solo del bene, nel senso che quei “professionisti della politica” che, soprattutto in periferia, hanno preso il partito come un treno in corsa per fare i propri interessi, finiranno in un angolo. Insomma, l’unica, autentica prospettiva in cui si può ipotizzare lo scioglimento di Forza Italia è quella del partito unico».
Ma l’Udc sostiene che la Cdl non esiste più...
«Io ho sempre pensato che i voti si contano e non si pesano. Chi pensa a un centrodestra senza Berlusconi ora compie un’esercitazione politica al di fuori della realtà. Noi continuiamo a lavorare per la costituzione del Ppe italiano e Forza Italia ha tutto l’interesse a portare a termine, senza forzature ma senza tentennamenti, questo processo di unificazione tra le forze riformiste. Bisogna uscire dalla stagione degli opportunismi di partito e di fazione per offrire al Paese un grande partito dei moderati di stampo europeo che completi l’opera avviata dodici anni fa con la fondazione di Forza Italia. L’unione tra forze che si riconoscono negli stessi princìpi non è mai un’annessione ma una necessità storica».