Bondi: «Facciamo in Italia una Davos della cultura»

«Stiamo lavorando con l’Unesco per realizzare in Italia una conferenza sulla cultura mondiale. Così come a Davos si tiene il forum sull’economia, in Italia si potrebbe tenere il forum della cultura mondiale. Si tratta di un progetto su cui stiamo lavorando e che potrebbe realizzarsi già dal prossimo anno». Ad annunciarlo è stato ieri mattina il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi.
L’anticipazione del ministro ha trovato subito favorevole accoglienza da parte degli «addetti ai lavori» del mondo della cultura. «Faccio gli auguri migliori a questa iniziativa - ha detto Francesco Sabatini, ordinario di Storia della lingua italiana e presidente onorario dell’Accademia della Crusca -. Che l’Italia sia sede di incontri, confronti e dibattiti sulla cultura e sulla salvaguardia dei beni culturali mi sembra giusto e doveroso».
«L’Italia - ha commentato Sabino Acquaviva, decano dei sociologi italiani - è il Paese in cui, secondo l’Unesco, c’è la metà dei capolavori dell’arte mondiale. L’Italia è quindi la sede naturale di ogni evento mondiale sui beni culturali. Mi sembra che per ragioni culturali e storiche una simile iniziativa non possa che essere fatta in Italia». E Lucio Villari, ordinario di Storia moderna e contemporanea alla Terza Università di Roma, ha commentato così: «A mio parere esperti e studiosi si dovrebbero confrontare particolarmente sul tema della salvaguardia dei beni culturali, del paesaggio e dell’ambiente».
«È proprio nei periodi di crisi - ha detto lo scrittore Alberto Bevilacqua - che si deve puntare in alto, specialmente ripartendo dalla cultura. Più si punta in alto, più si ottiene. Se Bondi si avvale delle forze che l’Italia può dargli, i risultati non mancheranno. Quella annunciata dal ministro può essere un’occasione valida. L’importante è impostare bene la base. Noi italiani dobbiamo avere coscienza di ciò che siamo a livello culturale per dimostrare agli altri il nostro valore. Dobbiamo puntare in alto a livello culturale ma non con un programma aereo, cioè di difficile realizzazione. Dobbiamo avere un obiettivo ambizioso considerando che in Italia esistono forze che possono essere sfruttate positivamente e valutate». Infine Giovanni Sabbatucci, ordinario di Storia contemporanea all’Università «La Sapienza» di Roma: «Esistono già sedi internazionali di riferimento per la cultura. Vorrei perciò capire meglio qual è lo scopo che si prefigge una simile iniziativa, che comunque potrebbe rivelarsi utile e interessante».