Bondi: «Non vogliamo inciuci ma solo salvare il ceto medio»

Il coordinatore di Fi: «Sì al confronto con i settori della sinistra contrari alla stangata»

da Roma

Onorevole Sandro Bondi, la Finanziaria colpisce il ceto medio. E ci sono voci contrarie anche a sinistra. Troverete qualche alleato inatteso sulla strada dell’opposizione?
«L’arroganza e il furore ideologico del centrosinistra prodiano hanno portato a una Finanziaria improntata a un aumento poderoso della tassazione. Sarebbe dannosa per l’Italia a cui il centrodestra deve opporsi con rigore secondo le aspettative non solo della metà del Paese che rivoleva Berlusconi a Palazzo Chigi, ma anche, ormai, di moltissimi elettori del centrosinistra che hanno già abbandonato questo governo delle tasse».
L’Istat ha certificato che il rapporto deficit-Pil nel primo semestre è sceso sotto il 3%. Il disastro dei conti non c’è mai stato. Che ne pensa?
«L’incremento strutturale delle entrate fiscali è la dimostrazione che le politiche liberali del Governo Berlusconi e del ministro Tremonti hanno innescato meccanismi virtuosi: questo gli italiani lo hanno capito».
Opposizione in piazza o in Parlamento?
«Forza Italia non verrà meno alla sua funzione di opposizione rigorosa, contiamo di fare una parte consistente del lavoro parlamentare con le altre forze del centrodestra».
Cdl unita in Parlamento. E in piazza?
«Siamo una forza di governo che non gioca al tanto peggio tanto meglio».
È per questo che lei partecipa a un tavolo sulla Finanziaria con il diessino Nicola Rossi? Qual è l’obiettivo?
«Come primo obiettivo abbiamo quello di ottenere profondi cambiamenti, anche attraverso un confronto e nel caso un’intesa con i settori più avvertiti della maggioranza di governo: penso a quella parte dei Ds che si riconoscono nelle parole di Nicola Rossi, alla Margherita i cui elettori non digeriscono la stangata fiscale ai redditi dei ceti medi, ai radicali della Rosa nel Pugno».
Un accordo bipartisan? Non sarà un’illusione?
«Una convergenza trasversale su emendamenti qualificanti non sarebbe scandalosa, anche se immagino creerebbe qualche problema a Prodi, ormai completamente appiattito sulla sinistra massimalista e sul sindacato».
Il vostro elettorato ha il coltello tra i denti, potrebbe leggere questa sortita come un inciucio.
«Una cosa deve essere chiara: noi non vogliamo fare un’operazione politicista - confonderebbe i nostri elettori -, ma di sostanza. Il confronto con la maggioranza deve essere sulla modifica di punti importanti: la riforma delle aliquote Irpef che penalizzano anche i redditi medi; la stangata sul risparmio delle famiglie; il “sequestro” a vantaggio dell’Inps del Tfr che i lavoratori non vogliono destinare ai fondi pensione; la previsione delle addizionali negli enti locali; la reintroduzione sotto mentite spoglie dell’imposta di successione. O ancora le misure vessatorie nei confronti di liberi professionisti e commercianti (pensiamo alla chiusura di un negozio per un solo scontrino non rilasciato)».
Il governo non sembra in vena di concessioni.
«Se il Governo intende concedere al Parlamento solo aggiustamenti marginali, per poi porre la fiducia anche alla Camera, il confronto sarebbe sterile».
E si ritorna alla piazza?
«Per ora il discorso è prematuro e non ci sono decisioni. Ma se il Governo dovesse scegliere una linea di totale chiusura, Forza Italia - con gli alleati - è pronta a schierare la “forza tranquilla” di centinaia di migliaia di elettori moderati e liberali, desiderosi di manifestare pubblicamente il loro scontento e la loro volontà di ritornare a un governo che non metta le mani nelle tasche dei cittadini. Siamo pronti a una nuova Marcia dei quarantamila. Ma stavolta saranno centinaia di migliaia, tutti contro uno Stato che mette spudoratamente le mani nelle nostre tasche».