Bondi Da oggi a Roma i giovedì culturali di Santa Marta

Oggi, in occasione della presentazione del volume di Marcello Pera Perché dobbiamo dirci cristiani (Roma, ex chiesa di Santa Maria al Collegio Romano, ore 18), il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi illustrerà il ciclo di incontri settimanali dedicati ai libri. Con questa iniziativa, aperta a tutti, il ministro conferma la sua attenzione al libro e alla lettura in un momento storico in cui si avverte sempre più la necessità di fermarsi a riflettere per ritrovare le proprie radici. Il programma generale sarà definito da un comitato scientifico coordinato da Bondi stesso e composto, tra gli altri, da Maurizio Costanzo, Angelo Crespi, Antonio De Benedetti, Alain Elkann, Maurizio Fallace, Giorgio Ficara, Raffaele Iannuzzi, Giorgio Montefoschi, Davide Rondoni, Maria Luisa Spaziani, Marina Valensise.
Il ciclo, coordinato dai consiglieri Alain Elkann, Giuseppe Benelli, Angelo Crespi e Davide Rondoni, inizierà oggi per proseguire, a partire dal primo giovedì di marzo, con incontri settimanali che saranno introdotti da autorevoli rappresentanti della cultura italiana; lo scopo è offrire un panorama della recente produzione editoriale su tematiche di grande spessore intellettuale. Sono previsti, fra gli altri, volumi di Giancarlo Lehner, del cardinale Carlo Maria Martini, di Raffaele La Capria, di Carlo Sgorlon, di padre Enzo Bianchi e dello storico Paolo Simoncelli.
Il primo appuntamento è fissato dunque per oggi, alle ore 18, con la presentazione del volume Perché dobbiamo dirci cristiani, del senatore Marcello Pera, edito da Mondadori. Sarà presente l’autore e interverranno, oltre al ministro Sandro Bondi, il Rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Rino Fisichella, il professor Carlo Lottieri dell’Università di Siena e il professor Pietro Barcellona dell’Università di Catania.
In questo libro, aperto da una lettera introduttiva di Papa Benedetto XVI, l’autore si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza. Non per esibire conversioni o illuminazioni o ravvedimenti, ma per indicare come si possa coltivare una fede (altra espressione appropriata non c’è) in valori e principi che caratterizzano la nostra civiltà, e riaffermare i capisaldi di una tradizione della quale siamo figli, con la quale siamo cresciuti, e senza la quale saremmo tutti più poveri.