Bondi: «Il partito unico si farà e Forza Italia ne sarà il motore»

Il coordinatore azzurro: «Dobbiamo rafforzarci in vista della casa comune»

Antonio Signorini

da Roma

Con il partito unico Forza Italia non si scioglierà. Semmai si «rafforzerà», diventerà la «levatrice» di questo nuovo grande soggetto politico che non potrà che avere nel partito di maggioranza relativa il suo perno. Insomma, il coordinatore degli azzurri Sandro Bondi rilancia la prospettiva unitaria del centrodestra e al tempo stesso annuncia un rafforzamento del movimento fondato da Silvio Berlusconi. Anche in vista delle primarie del centrosinistra che - avverte - rappresenteranno una vera sfida per la Casa delle libertà.
Sul partito unico gli alleati di governo continuano a frenare. Voi di Forza Italia siete gli unici disposti a rimettersi in gioco?
«Il partito unitario rappresenta l’evoluzione inevitabile della missione storica e politica di Forza Italia e di Silvio Berlusconi. C’è nel Dna di Forza Italia e di Berlusconi la tensione verso qualcosa di sempre più alto e universale, mai qualcosa di asfittico e partitico. Tuttavia, ciò che oggi deve essere chiaro è che Forza Italia non si scioglie, ma diventa la levatrice di una casa più grande dei moderati. Per fare ciò occorre che Forza Italia affronti questa fase politica con tutte le sue forze, diventando il perno del nuovo soggetto politico che vogliamo costruire. Perciò in questo momento non c’è bisogno di un indebolimento, bensì di un rafforzamento di Forza Italia. Per questo Berlusconi, ed io insieme a lui, siamo fortemente impegnati a dare vita nei prossimi mesi ad una forte organizzazione per affrontare il processo di costruzione del nuovo partito e le prossime elezioni politiche».
In che modo?
«Il presidente Berlusconi si è impegnato a dedicarsi con continuità a Forza Italia dando vita ad un Motore azzurro, fucina di idee, di progetti e di realizzazioni con lo scopo di mobilitare intelligenze, energie e risorse in vista delle prossime elezioni politiche. Nell’ambito di questo progetto, Berlusconi ha già organizzato dieci gruppi di lavoro, presiedendoli personalmente insieme a me, con l’obiettivo di preparare adeguatamente la prossima campagna elettorale. Poi ha dato mandato al coordinamento nazionale del partito di programmare una serie di riunioni in tutto il Paese, a partire dalla convocazione dei Consigli regionali, delle Assemblee provinciali aperte a tutti gli azzurri, del Comitato di presidenza e del consiglio nazionale. Tutto questo al fine di rafforzare il ruolo di Forza Italia anche nella prospettiva di un nuovo grande soggetto politico».
Il rafforzamento di Forza Italia potrebbe però sembrare una rinuncia al progetto unitario, un po’ come è successo a sinistra con il tramonto di ogni progetto ulivista...
«Il progetto di “casa comune” dei moderati e dei riformisti deve avere il suo perno fondamentale nel partito di maggioranza relativa, ed è orientato alla formazione di un partito nazionale di modello europeo che rappresenti le esigenze dell’intero Paese e si sviluppi in modo uniforme su tutto il territorio, senza prevedere modelli diversi a carattere regionale».
Gli alleati di governo quando entreranno in gioco?
«Bisogna fissare con chiarezza il fine che dobbiamo raggiungere, poi stabilire le tappe per arrivare ad un traguardo così ambizioso. Dovremo deciderlo insieme e di comune accordo».
La sconfitta dei referendum radicali condizionerà la vostra linea politica?
«Il referendum ha rivelato che c’è nel Paese una maggioranza di moderati, di credenti e di non credenti che si riconoscono nei valori di una nuova laicità, non di un neoconfessionalismo. Il punto vero è ragionare su questa nuova dimensione della laicità, che si fonda sul corretto uso della ragione di fronte agli evidenti pericoli di manipolazione della vita e di fronte all’ideologia scientista. Un partito unitario come quello che vogliamo costruire noi, che voglia avere ideali capaci di parlare al cuore delle persone, ben oltre le singole scelte di fede, non può che muovere da questo orizzonte di riflessione politica».
Torniamo alla Casa delle libertà. Oltre a Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini secondo lei ci sono altri possibili successori di Berlusconi? Forza Italia non ha un suo candidato?
«Non voglio fare un discorso da toto-premier. Sarà il nuovo partito a decidere, attraverso regole democratiche. Comunque Forza Italia non è fuori gara, perché può contare, oltre ovviamente a Berlusconi, su uomini politici di primo piano e che non hanno nulla da invidiare ad altri leader di altri partiti. Le questioni di questo tenore devono comunque essere poste nei termini giusti e nelle sedi appropriate».
Un altro nodo da sciogliere è quello della legge elettorale. Il testo fermo alla Camera non piace né all’Udc né alla Lega. Cercherete un nuovo compromesso?
«Non c’è dubbio che le leggi elettorali accompagnano inevitabilmente i processi politici. Ma è altrettanto vero che le leggi elettorali non si cambiano alla vigilia delle elezioni e si decidono insieme. Se si raggiungesse un consenso ampio con l’opposizione non si può escludere una nuova legge elettorale di carattere proporzionale. Bisogna che tutte le forze politiche si orientino in queste decisioni secondo una valutazione dell’interesse generale».
Cosa pensa delle primarie del centrosinistra?
«Possiamo ironizzare quanto vogliamo, ma dobbiamo sapere che saranno comunque un momento di formidabile mobilitazione di tutta l’opposizione alla vigilia delle prossime elezioni politiche».
Però potrebbero anche mostrare le debolezze e le divisioni del centrosinistra...
«Certo, si tratta di uno strumento rischioso, come hanno dimostrato le primarie in Puglia, ma al tempo stesso costituisce una modalità efficace di mobilitazione e di comunicazione. Quasi certamente Vendola non sarebbe stato eletto presidente della Regione Puglia se non ci fossero state le primarie».
È possibile un caso Vendola anche a livello nazionale?
«Probabilmente la macchina delle primarie sarà perfezionata e controllata più minuziosamente dagli apparati dei partiti a partire dai Ds, che hanno tutto l’interesse ad evitare il ripetersi di un caso Puglia o un indebolimento di Prodi che sarebbe fatale per la sua candidatura».
Come risponderete a questo evento politico-mediatico?
«Se il centrodestra rimarrà fermo e imbrigliato in polemiche di vertice sul partito unitario, le primarie diventeranno un successo per l’opposizione e un carburante per la campagna elettorale. Bisogna perciò anche noi immaginare nello stesso periodo un momento di partecipazione e di confronto altrettanto importante e significativo per i nostri elettori, in grado di mobilitare le energie e di accendere le speranze».
A che tipo di iniziativa sta pensando?
«Vedo un’iniziativa legata alla nascita del partito unitario che coinvolga non solo i partiti, ma la società civile. Una grande svolta per il nuovo partito della libertà che coinvolga le associazioni culturali, quelle di categoria e del mondo imprenditoriale, il volontariato e singole personalità».

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