Da Bondi il primo no, i ministri Pdl disertano le trasmissioni «rissose»

Forfeit a Ballarò del titolare dei Beni culturali dopo l’invito di Berlusconi. Rifiutano inviti anche Tremonti, Brunetta, Sacconi, Gelmini e Scajola

da Roma

Nessuno intende rilanciare un moderno «gioco del silenzio». Per carità, non è così e non sarà così. Anche perché, aspetto non marginale, il Cavaliere sa meglio di chiunque altro quanto sia importante lo strumento televisivo. Quindi, nessun black-out generale, nessun diktat a ministri e sottosegretari per «dare picche».
Detto questo, è difficile che la presa di posizione del premier rimanga indifferente ai più. D’altronde, l’invito rivolto alla squadra di governo - magari con maggior vigore verso i ministri azzurri - non lascia ampi margini di manovra. Per il momento, infatti, è chiusura netta nei confronti di alcune trasmissioni. «Non andate in quelle rissose, rispondete di no se vi chiamano allo scopo di insultarci», è il ragionamento di Berlusconi. Determinato nel preservare più possibile, anche dal punto di vista mediatico, l’immagine di chi compone, assieme a lui, l’esecutivo. Insomma, ripete ai suoi il presidente del Consiglio, «non serve a nulla farci provocare». D’altronde, con la fiducia degli italiani così alta nei sondaggi, sarebbe da autolesionista, prestare il fianco a eventuali polemiche e tranelli, creati talvolta ad arte. In tv dobbiamo andare - soprattutto nei tg e nei programmi rivolti alle famiglie - ma per adesso stiamo a vedere cosa succede.
Intanto, però, c’è chi inizia a declinare gli inviti. Sandro Bondi, ministro per i Beni culturali, ha rinunciato a partecipare, stasera su Raitre, a Ballarò. Al suo posto, per il Pdl, ci sarà Mario Baldassarri, presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato. Una defezione, quella di Bondi, che pare non gradita dalla redazione del programma di Floris. «Niet» molto apprezzato, invece, da Gabriella Carlucci, parlamentare di Fi di lungo corso. Per l’ex conduttrice, dal ministro è arrivato «un segnale coraggioso, sul quale bisogna interrogarsi». In ogni caso, non desta molte sorprese la scelta di Bondi. Pronto, domenica scorsa, a concordare con quanto rimarcato dal premier. E cioè: alcuni programmi «non contribuiscono ad aumentare la fiducia verso la politica, già ai minimi storici. Anzi, allontanano ulteriormente i cittadini da essa». Piena condivisione, quindi, tanto da augurarsi l’apertura di una «seria riflessione da parte di tutti».
Bondi l’apripista, visto che non corre in solitaria. In queste ore, infatti, le defezioni iniziano ad essere numerose. A Porta a porta, ostentano tranquillità. «Andiamo avanti come sempre, tutto come prima», spiegano dalla redazione, che stasera non dovrebbe occuparsi di politica. Intanto, però, i «no» aumentano. A cominciare da quelli di Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, che hanno declinato «importanti» inviti. Stessa linea per Giulio Tremonti (impegnato pure in alcuni vertici economici) e Mariastella Gelmini. In linea anche Claudio Scajola, pare contattato, solo per oggi, per cinque potenziali interventi tv. Tutti attorno al Cavaliere, dunque. Le cui parole, a onor del vero, non si discostano poi tanto dai «consigli» dati, alcune settimane fa, ai 100 costituenti del Pdl. Ovvero, conferenza stampa da tenere a palazzo Chigi, per «parlare con una voce sola». E attenzione, ripeteva Berlusconi, alle interviste. In quel caso, forse, si riferiva alla carta stampata. Ma poco importa.