Bondi: "Sì a Beic e a Grande Brera. Tra dieci giorni partirà il progetto"

Annunciato l'incontro con la Moratti. Nuova sede per l’Accademia nella caserma Magenta in via Mascheroni
Ristrutturazione per la Pinacoteca e caccia ai fondi per la biblioteca europea

A un passo dai duecento anni e il regalo di compleanno è già pronto. Una nuova sede per l’Accademia di Belle arti e la ristrutturazione della Pinacoteca. La Grande Brera non è più un sogno. «Dieci giorni - annuncia il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi - e con il sindaco Letizia Moratti firmeremo un documento per il rilancio della cultura in città che comprenderà anche la Biblioteca europea». Solo un ultimo atto formale, poi si potrà partire. Già pronto il cronoprogramma, spiega il direttore regionale per i Beni culturali della Lombardia Gino Famiglietti in partenza per Roma dove assumerà un nuovo incarico all’ufficio legislativo del ministero. In arrivo dal Piemonte Mario Turetta. «Entro il marzo o aprile - annuncia Famiglietti - ci sarà l’acquisizione dei progetti per la Grande Brera che entro il 2009 andranno a gara. Il trasferimento e nel 2010 l’inizio dei lavori». Conclusione auspicata per il 2015, l’anno dall’Expo. Già deciso, con la collaborazione dei vari ministeri coinvolti, il trasferimento dell’accademia nella parte della caserma Magenta di via Mascheroni oggi occupata dal distretto militare. Uno spazio di 8mila metri quadrati, mentre resteranno nella sede storica le sale di rappresentanza e quelle più tradizionali come quella delle sculture. «Vogliamo che Brera diventi un modello per tutti i musei italiani», ha detto Bondi ieri a palazzo Litta presentando le nuove acquisizioni del museo e i nuovi uffici del ministero aperti a Milano. «Nella classifica dei dieci musei più visitati al mondo nessuno è italiano: c’è qualcosa che non va nel modo in cui ci siamo occupati del settore finora in Italia: serve una rivoluzione, che stiamo preparando. Le risorse per i musei e le aree archeologiche saranno destinate con scelte qualificate e non finiranno più in mille rivoli. In particolare lavoriamo a un grande piano per riqualificare i musei: messa in sicurezza, miglioramento delle strutture a partire dall’illuminazione, introduzione di manager. Cambierà tutto». Con lui l’assessore regionale Massimo Zanello: «Dobbiamo riaffermare il valore delle collezioni permanenti. Mi sembra che oggi ci sia troppo eventismo, una caccia alle mostre che non sempre producono cultura. Bisogna tornare a investire nei musei». E di investimenti si è parlato anche ieri a Palazzo Litta, dove sono stati presentati i 152 autoritratti della collezione Zavattini acquistati per 827mila euro e due splendide tavole trecentesche di Spinello Aretino che ne sono costate 490mila. Autentiche meraviglie che si potranno ammirare fino a domenica in corso Magenta 24 (dalle 10 alle 19, ingresso libero). Un’occasione per vedere anche il palazzo una volta sede delle ferrovie e oggi a disposizione del ministero. Splendidi gli autoritratti commissionati da Cesare Zavattini ai suoi contemporanei. Grandi artisti come Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Fortunato Depero, Filippo De Pisis, Gino Severini, Afro, Mimmo Rotella. E tanti altri, mentre scorrono i filmati con le interviste originali a Zavattini. Nell’altra sala il san Lorenzo e il san Giovanni Battista di Spinello Aretino, la cui storia cominciò a ricostruire il maestro Roberto Longhi. «Vivaci - racconta la dottoressa Sandrina Bandera - i colori forti, gotici, tra iper-realismo, fisicità ed eleganza formale. Questo mentre a Firenze c’era la crisi della peste nera. Innovativo, quasi pop art».