Bondi sfida la sinistra sul ritiro dall’Irak

Fuoco di sbarramento pacifista: niente inciuci sulla guerra

Laura Cesaretti

da Roma

In vista del dibattito di domani sulla missione in Irak, Sandro Bondi prova ad approfittare delle divisioni dell’opposizione sul tema. Che ovviamente non mancano, visto che Romano Prodi si sta affannando per impedire che venga presentata dalla Margherita la mozione basata sul suo testo di venerdì, e che prevede un’uscita morbida dall’Irak, rinviata alla prossima primavera. Mentre Rifondazione, Verdi e pacifisti vari scalpitano e Piero Fassino si trova preso nel mezzo, e tenta anche lui di frenare la determinazione di Francesco Rutelli a segnare un confine netto tra «riformisti» e non della coalizione.
Il coordinatore di Forza Italia prova a cogliere l’occasione, anche per distrarre l’attenzione dalle risse interne alla maggioranza che non riesce a varare il suo pacchetto sicurezza contro il terrorismo. «Il prossimo dibattito - annuncia - può diventare l’occasione per un confronto autentico sulla politica estera del nostro Paese». E ciò, precisa il parlamentare, «soprattutto in questo drammatico frangente in cui tutti siamo chiamati a costruire le condizioni di una solidarietà nazionale nella difesa dei valori della nostra civiltà e nell’impegno contro il terrorismo». E Bondi cita «le genuine e coraggiose riflessioni del senatore Giorgio Tonini, così come gli interessanti elementi di un possibile ordine del giorno dell’opposizione elaborati dagli onorevoli Antonio Maccanico e Umberto Ranieri», che a suo dire «possono costituire un utile terreno di confronto da cui può scaturire un’ampia intesa in Parlamento».
Tonini, Maccanico e Ranieri rappresentano la punta di diamante di Ds e Margherita sull’argomento, quelli che da tempo sostengono che non si può tagliare la corda e mollare l’Irak al suo destino. Lo hanno detto e spiegato in interviste e anche in bozze di documenti parlamentari, che però non sono stati fatti propri dalle loro parti politiche. E visto che Prodi ha ripetuto anche ieri, chiamando uno per uno gli alleati, che non vuol sentir parlare di mozioni parlamentari che finirebbero per sancire la spaccatura interna dell’Unione, la cosa più probabile è che non se ne farà nulla e che il centrosinistra si limiterà a votare il suo «no» al rifinanziamento. Tanto più dopo gli appelli di Bondi, che rischiano di rendere ancora più difficile (perché verrebbe subito additato come tentativo di inciucio) un blitz della Margherita. Già il leader dei Verdi Pecoraro Scanio tuona: «Sulla guerra non ci può essere nessun inciucio, nessuna intesa bipartisan sulla nostra partecipazione all'occupazione militare in Irak». Mentre il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti avverte: «Troverei autolesionista provocare una divisione in Parlamento essendo d'accordo sull'essenziale, cioè sul ritiro: saggezza imporrebbe a chiunque di non fare una azione di rottura dopo i proclami di unità sulla questione della missione italiana in Irak».