Bondi: «Troppo egoismo danneggia la coalizione»

Il coordinatore di Forza Italia lancia un avviso agli alleati

Antonio Signorini

da Roma

Dietro le parole di Pier Ferdinando Casini c’è «un’esasperata ricerca di visibilità» che rischia di bruciare il patrimonio accumulato in cinque anni di governo Berlusconi. Un’errata interpretazione della nuova legge elettorale che può anche compromettere il bipolarismo. Chi, come il presidente della Camera, è il leader di uno dei partiti della Casa delle libertà dovrebbe piuttosto - sostiene il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi - rivendicare i risultati raggiunti dalla coalizione.
Lei considera le parole di Casini come l’inizio della prima campagna elettorale del ritorno al proporzionale?
«Era prevedibile che con l’approvazione della nuova legge elettorale ogni forza politica riprendesse una piena libertà di iniziativa e di movimento. Anche se la nuova legge elettorale prevede un premio di maggioranza per la coalizione vincente e mantiene l’impianto bipolarista, è altrettanto vero che ogni partito è incoraggiato a perseguire il successo in competizione con tutti gli altri partiti, anche della propria coalizione».
Quindi alle elezioni ognuno per sé?
«No. Da qui a gettare a mare tutto ciò che costituisce il patrimonio e la credibilità di una coalizione che ha governato un’intera legislatura ce ne passa. Non dimentichiamo che la nostra forza agli occhi degli elettori è stata proprio la compattezza di cui abbiamo saputo dare prova. La competizione spinta all’eccesso e rivolta soprattutto contro gli alleati piuttosto che contro gli avversari della sinistra è insensata e finirà per diventare distruttiva per tutti, soprattutto per chi la promuove».
Alla luce di questi segnali, non pensa che sarebbe stato meglio rimanere al sistema maggioritario?
«Ho detto in tempi non sospetti che nel mare aperto della nuova legge elettorale occorreva avere la capacità di navigare con accortezza e abilità, ma anche con misura e sapienza politica. Altrimenti il risultato può essere la disgregazione di entrambe le coalizioni e dello stesso bipolarismo. Lo spirito della nuova legge elettorale, se bene intesa, è quello di coniugare la specificità di ogni partito con le ragioni dell’appartenenza a un’alleanza. Anzi di più, la capacità di coniugare la specificità di ogni partito con la necessità di costruire una prospettiva unitaria a partire appunto da una dialettica libera e trasparente».
Si potrebbe obiettare che anche una certa dose di egoismo dei partiti può portare voti alla coalizione...
«L’esasperata ricerca di visibilità e lo spirito concorrenziale spinto fino a oscurare il patrimonio comune conseguito in cinque anni di governo costituiscono un errore e rivelano una mancanza di lungimiranza politica, che avevo già rimproverato a Marco Follini. Di fronte a certe dichiarazioni dei nostri alleati e all’esperienza di questi anni la figura politica di Berlusconi giganteggia per la pazienza sovrumana che ha dimostrato tenendo insieme una coalizione eterogenea per equilibrio, per generosità e lungimiranza. Il ruolo di Casini e di Fini come leader dei loro partiti e di esponenti di spicco della Cdl può essere positivo e contribuire al successo della maggioranza se lo interpretano partendo dalla rivendicazione dei meriti del governo e dagli obiettivi raggiunti grazie all’impegno di tutti».
Come si muove Forza Italia in questo scenario? Cambierete strategia?
«Lo ha detto anche Berlusconi, Forza Italia cercherà di interpretare la nuova legge elettorale e la nuova situazione politica con l’obiettivo di rivendicare i nostri meriti, ma nell’ambito dei risultati conseguiti dall’intera coalizione. E senza dimenticare che il nostro avversario principale rimane la sinistra. Cercheremo i migliori risultati per Forza Italia non dando spintoni ai nostri amici alleati durante la gara, ma provando a correre più veloci e con le migliori idee».
C’è spazio per un confronto più sereno con l’opposizione? Casini ha parlato di «dialettica democratica».
«Noi abbiamo sempre cercato un interlocutore affidabile e credibile nell’opposizione. Ammiro la volontà di Casini di volere stabilire una dialettica diversa, ma dubito che ci riuscirà. Perché, come si è visto anche durante il dibattito sulla legge elettorale, la sinistra non ha esitato a criticarlo violentemente come presidente della Camera dimenticando da un giorno all’altro il ruolo imparziale e ineccepibile che ha dimostrato in questi anni alla guida di Montecitorio».