Bondi «Tutelare sì, ma senza frenare lo sviluppo»

Le dimissioni di Salvatore Settis da presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ufficializzate ieri, hanno provocato un diluvio di prese di posizioni. Sul contrasto fra l’archeologo e il responsabile della politica culturale del governo, il ministro Sandro Bondi, erano già intervenuti politici, associazioni e addetti ai lavori, quasi tutti per invitare il ministro a respingere le dimissioni di Settis. E ieri, mentre le dichiarazioni sul caso proseguivano, sono intervenuti anche i due più diretti interessati. Bondi ha detto che il suo dissenso con Settis verteva su «questioni di merito». «In particolare - ha spiegato al Giornale - sulla necessità non solo di tutelare il nostro patrimonio storico e artistico ma anche di valorizzarlo adeguatamente. Per questo occorre unire alle competenze tecniche di eccellenza dei sovrintendenti e del ministero specifiche competenze manageriali in ambito culturale, seguendo l’esempio di altri Paesi europei. Il mio programma di rinnovamento si fonda su questa scommessa, per la quale ho presentato una proposta di riforma del ministero che prevede fra l’altro una nuova direzione generale per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico. Voglio un ministero che non sia percepito come un freno allo sviluppo e alla modernizzazione dell’Italia». Il ministro ha proseguito ricordando di avere messo fine ai finanziamenti a pioggia, di avere concentrato le risorse sulle aree archeologiche di Roma e di Pompei e sul complesso di Brera a Milano. «In questo modo - ha detto ancora al Giornale - si vedrà l’efficacia del piano strategico, contribuendo nello stesso tempo a mutare l'immagine dell'Italia nel mondo».
Quanto a Settis, ha incassato la solidarietà della stragrande maggioranza del Consiglio superiore che ieri ha votato un documento in cui si definiscono «non solo legittime ma doverose» le dichiarazioni dell’ormai ex presidente che avevano poi provocato «una ingiustificata e incomprensibile presa di posizione del ministro». Uscendo dal ministero dopo aver formalizzato le dimissioni, Settis ha detto che continuerà la sua battaglia da «cittadino, qualifica molto più importante di quella di presidente». «Non vedo - ha dichiarato - quale debba essere il mio ruolo se non quello di dialogare con il ministro, ma lui non accetta il dialogo».
Per l’ex ministro Francesco Rutelli, che lo aveva nominato presidente del Consiglio superiore, Settis merita l’onore delle armi. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, invece no perché «ha condiviso una politica fallimentare».