Bondi vuole 1,9 miliardi da Intesa e Ubm

Il risarcimento chiesto per l’emissione di alcuni bond. Avviate revocatorie per un miliardo contro il gruppo di Bazoli. L’istituto: pretese infondate

da Milano

Enrico Bondi torna alla carica. Il commissario straordinario di Parmalat vuole 1,9 miliardi a titolo di risarcimento da Banca Intesa e Ubm (gruppo Unicredit). Motivo? Il ruolo svolto (soprattutto dalla consociata Caboto) relativamente a una serie di bond emessi dal gruppo alimentare tra il 2001 e il 2002. Non solo. Bondi ha anche avviato la procedura per ottenere la revocatoria fallimentare di pagamenti (in tutto un miliardo) effettuati nei 12 mesi precedenti il crac dagli istituti del gruppo: la stessa Banca Intesa, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Cassa di Biella e Vercelli, Cis.
Alla mossa del commissario ha fatto subito seguito la replica dell’istituto di credito, che ha contestato «in toto il fondamento di tali pretese» dicendo di essere certo che «l’autorità giudiziaria respingerà tutte le domande di Parmalat, riconoscendo l’assoluta corettezza e legittimità dei comportamenti della banca e delle sue controllate». Intesa, con cui Bondi qualche mese fa aveva concluso una transazione da 315 milioni di euro per il ruolo di Nextra negli ultimi mesi di vita di Parmalat, ha anche annunciato di non ritenere che la novità avrà impatti significativi sulla sua situazione economico-patrimoniale. La banca non intende effettuare alcun accantonamento per la richiesta di risarcimento. Per quanto riguarda le revocatorie sarà invece rafforzato il fondo per rischi e oneri nei conti al 30 giugno 2005. Gli accantonamenti saranno commisurati all’incidenza statistica degli oneri storicamente sostenuti per questo tipo di azioni.
Quella di Bondi (che ieri ha ricevuto i complimenti del numero uno di Assogestioni, Guido Cammarano, per la nuova corporate governance) è la mossa più recente della offensiva contro gli istituti di credito coinvolti nel crac. Nei giorni scorsi il commissario aveva chiesto un risarcimento di 2 miliardi di euro ai colossi internazionali Deutsche Bank e Ubs, accusati di aver contribuito a occultare il miserevole stato delle finanze del gruppo di Tanzi. In precedenza era toccato a Unicredit e Jp Morgan, citate per 4,4 miliardi. In tutto le azioni revocatorie avviate contro gli istituti di credito italiani superano gli 8 miliardi di euro. A cui si aggiungono le citazioni per risarcimento danni (ciascuna da 10 miliardi di dollari) avviate negli Usa contro Bank of America, Citigroup e i revisori dei conti Grant Thornton e Deloitte.
L’attivismo del commissario straordinario giunge in coincidenza con la chiusura dei termini di voto per il concordato fallimentare prevista per ieri sera. Se la proposta di Bondi verrà approvata (cosa di cui nessuno dubita), dai prossimi mesi i principali soci di Parmalat con il 17% circa saranno le banche italiane. Gli istituti di credito esteri avranno invece il 9% del capitale.