Bonfigli e Bosetti, due fantasmi in cerca di se stessi

Ritorna da stasera al Carcano il famoso «Così è (se vi pare)»: una nuova analisi del dramma pirandelliano

Enrico Groppali

A vedere da vicino quel volto straordinario da tragedia greca, si rimpiange ancor di più che il cinema, come ahimé accade in Italia con gli interpreti più sensibili del nostro teatro, le abbia concesso così poche occasioni. Perché Marina Bonfigli, la gran signora del Carcano che confessa con una punta di orgoglio i suoi bellissimi settantacinque anni, è un’attrice che - se mai l’incontrasse - Anghelopoulos scritturerebbe immediatamente per il seguito di O Thiàsos ovvero La Recita che si accinge a girare con una variante significativa: la presenza, nel suo Carro di Tespi che vaga disperato per l’Ellade, di Clitennestra, la Magna Mater del delitto… Glielo dico, e il viso di Marina si illumina. Ma solo per un istante, dato che subito dopo confessa di non aver mai provato nessuna attrazione nei confronti della macchina da presa.
Come mai, soprattutto oggi che viviamo nella civiltà mediatica?
«Perché l’occhio di vetro di quell’oggetto meccanico mi spaventa. È una presenza incongrua che mi impedisce di concentrarmi, mettendo a fuoco non il personaggio cui devo dar vita, ma le mie ossessioni, la mia inguaribile timidezza, l’ansia che ti coglie quando con le tue sole forze devi suscitare dal profondo un fantasma».
Anche la signora Frola che vedremo stasera rientra in questa categoria?
«Come si può dubitarne? Con Giulio Bosetti che, oltre a interpretare Laudisi cura anche quest’anno la regia, abbiamo ristudiato da capo, in assoluta simbiosi, il capolavoro pirandelliano. E abbiamo diversamente accentuato, rispetto alla scorsa stagione, le intuizioni sparse a piene mani dal poeta di Girgenti in questa tragedia dove non ci sono morti forse perché i cadaveri stanno a monte della vicenda del signor Ponza e della signora Frola».
Può spiegarsi meglio?
«Nel paese da cui proviene questa coppia inquietante c’è stato un terremoto con la conseguente distruzione delle anagrafi municipali. Così nessuno può appurare la verità sul loro conto. Sono vivi o sono gli spettri dei corpi che hanno abitato un tempo? Sono stati davvero suocera e genero o non piuttosto una spaiata coppia di amanti? Non lo sapremo mai».
E allora?
«Allora il compito, quasi sovrumano, di noi attori è di far comprendere per minimi tocchi la spaventosa realtà di questo insondabile mistero. Per questo Giulio stavolta, senza alterare di una virgola il testo, si presenta in scena come un medium in grado di evocare due dispettose presenze, non due personaggi ma piuttosto due ectoplasmi».
E Marina Bonfigli?
«Marina Bonfigli, se Dio l’assiste, all’inizio si presenterà al pubblico come una creatura afasica che sgrana con difficoltà, come una penitente col rosario, l’inesauribile catena dei delitti che la tormentano e delle pene che l’affliggono».
Un compito impressionante… Anche se in passato, mi dicono, la Bonfigli si è sobbarcata ben altro. Vero o falso?
«Non vero, ma verissimo. Pensi che tanti anni fa, dopo aver affrontato l’edizione italiana di Senza rete, il cabaret raffinato e graffiante tenacemente voluto da Alberto Bonucci, lo portai a Parigi in francese al Théatre Marigny dove un impresario all’epoca famosissimo, Monsieur Marouani, mi propose un contratto per gli Stati Uniti dove avrei dovuto recitare e cantare in inglese».
Non mi dica che rifiutò un’offerta così allettante?
«Stavo per sposarmi, e non mi sentii di accettare un impegno che avrebbe seriamente condizionato la mia futura vita coniugale».
Ha mai rimpianto quella decisione?
«No, perché fu una scelta affrontata in piena consapevolezza. Come quella, cui non mi sottrassi, quando Grassi e Strehler mi supplicarono in ginocchio di sostituire Lilla Brignone indisposta nel Corvo di Gozzi al Piccolo di Milano...»
Un’esperienza che ha lasciato il segno?
«Come no! Avevo appena compiuto diciott’anni, e con l’incoscienza tipica di quell’età in solo quarantotto ore imparai la parte, provai le canzoni e sgranando un do sovracuto diedi inizio a uno spettacolo che, dopo una prima trionfale al Festival di Venezia, andò in tournée a Londra e a Parigi».
Torniamo alla vostra inedita lettura di Così è (se vi pare) che di recente vi ha dato molte soddisfazioni..
«Ci è stato assegnato il Premio Agrigento per il repertorio italiano, l’interpretazione e la scenografia. Ma noi non ci fermiamo qui. Torni a rivederci, e troverà delle sorprese».