Bongiorno, giustizia

Vedi, i pregiudizi? Lessi un paio d’interviste a Giulia Bongiorno, nel 2005, e di pregiudizi ne ebbi parecchi. L’avvocatessa diceva che non andava mai in vacanza, che lavorava anche la domenica, che usciva solo per andare nel salotto della Angiolillo, che non votava, soprattutto che «non era in grado di distinguere tra destra e sinistra» e che «tra Prodi e Berlusconi non vedo grandi differenze». La candidarono subito. Poi altri pregiudizi: mi dissero che per denaro avrebbe difeso chiunque (Vittorio Emanuele, Totti, Cragnotti, Bettarini, Pacini Battaglia, Raffaele Sollecito) e poi mi dissero che era un po’ troppo collaborazionista, troppo amica dei magistrati: stimava Giancarlo Caselli e Roberto Scarpinato (ricambiata) oltre a essere il legale di Clementina Forleo. La conobbi personalmente ed era simpaticissima: vedi, i pregiudizi? La sentii dire, in un incontro dove partecipavamo entrambi, che «i magistrati non fanno parte dei problemi della giustizia». Ho poi letto, circa i tornelli nei palazzi di giustizia ipotizzati da Brunetta, che secondo lei «il lavoro dei magistrati non si può ingabbiare». Ho infine appreso, ieri, che da presidente della Commissione giustizia la medesima non fa che smussare ogni marcato tentativo di riformare radicalmente la giustizia italiana: sin troppo sensibile al «dialogo» e alle velleità della magistratura, si è persino meritata il plauso di un pm come Antonio Ingroia. Vedi, i pregiudizi? Erano tutti giusti.