Boni fa il pasdaran, la Lega lo schiaffeggia

«Non ce ne frega un c...». Prego? «Sì, scrivetelo bene, non ce ne frega un c.. delle proposte di Davide Boni». In una nota ufficiale più tardi il capogruppo regionale della Lega, Stefano Galli, raffina solo i termini: «La conferenza stampa del presidente del consiglio lombardo» in concomitanza con la riunione del comitato ristretto per il taglio dei costi della politica «è del tutto fuori luogo e irrispettosa del lavoro della commissione». Tra i lumbard soffia vento di guerra (interna). Galli come gli altri esponenti del comitato ristretto apprende mentre la riunione è in corso che Boni sta presentando al Pirellone una lista di proposte sul taglio dei vitalizi ai consiglieri e alle auto blu. Dal Pdl Sante Zuffada («una grossa scorrettezza») all’Idv Stefano Zamponi al Pd Maurizio Martina che stanno esaminando in quel momento tre progetti di legge per diminuire indennità e vitalizi, la rivolta è bipartisan. E il leghista Galli affonda: «Boni deve occuparsi delle cose che più lo riguardano direttamente, come tagliare i nastri. Di politica se ne occupano i gruppi e le commissioni». Va avanti: «Lasci fuori dalla porta le proposte folkloristiche, dettate più da mania di protagonismo che da ragioni concrete. Se proprio vuol dare un contributo personale si occupi di risolvere in proprio il problema delle auto blu del suo ufficio di presidenza». All’unanimità il comitato dà quindi mandato al presidente Zuffada di scrivere una lettera ufficiale al presidente e suggerisce di boicottare una riunione convocata dallo stesso Boni fra una settimana per discutere dei provvedimenti sul taglio dei costi (sovrapponendosi nuovamente ai lavori dei consiglieri).
Tra le proposte presentate dal lumbard: innalzare da 60 a 65 anni l’età per il vitalizio ai consiglieri che hanno già maturato il diritto di percepirlo («se possibile già dalla legislatura in corso»), eliminare il cumulo di pensioni che derivano dall’aver ricoperto diversi ruoli istituzionali (come per Bruno Tabacci o Gianfranco Rotondi), sospendere o ridurre la diaria a chi mantiene un’attività fuori dal consiglio. «Le ho inviate al comitato ristretto» anticipa Boni, che in veste di presidente delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome riferisce che in quello stesso momento a Roma il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani sta presentando la decisione presa all’unanimità dai due organismi: «Abolire entro 6 mesi l’istituto del vitalizio dei consiglieri regionali, a partire dal prossimo rinnovo». Ma anticipare subito in Lombardia l’innalzamento da 60 a 65 anni l’età per ricevere l’assegno «permetterebbe al bilancio di attutire il rischio di un contraccolpo che potremmo non reggere», sono 204 gli ex consiglieri che già percepiscono il vitalizio, per 7,5 milioni l’anno, e la platea è destinata a crescere. Tra le altre proposte di Boni, l’eliminazione dei monogruppi in aula, e accende i gruppi anche sulla questione auto blu. «Chiedo al comitato ristretto una revisione della disciplina sui rimborsi per chi usa mezzo proprio per ufficio di presidenza e giunta, per quanto mi riguarda sono pronto a rinunciare alla macchina di servizio ma anche gli altri vertici dovrebbero seguirmi» afferma. Ma Zamponi ribatte: «Boni sa che il servizio per i membri dell’Ufficio di presidenza è regolato da una propria delibera, non scarichi la patata bollente».