Boni: «Luoghi di culto solo dove non creano problemi»

L’assessore leghista vuol modificare le norme «Razzista? Chiedete a chi vive al Vigentino»

Assessore Davide Boni, perché quest’ulteriore modifica della legge per il governo del territorio?
«Vogliamo mettere fine alla profilerazione incontrollata di luoghi religiosi, di moschee che sorgono sempre più spesso in aree inadatte da un punto di vista urbanistico».
Si riferisce, forse, al caso della moschea che si vorrebbe far costruire a Milano, in fondo a via Padova dove, tra l’altro, già esistono altri luoghi di culto islamico?
«Se penso a quel nuovo centro islamico non posso non pensare all’impatto sul territorio. Non è più accettabile che qualsiasi area, acquistata da sedicenti associazioni religiose, diventi automaticamente la sede dove creare nuovi edifici religiosi, senza prima aver verificato, con tutti gli strumenti urbanistici in nostro possesso, l’impatto sul territorio e sul quartiere nel quale vengono realizzati».
Dunque, assessore, introducendo questa modifica - che completa l’articolo 72 della legge 12 del 2005 - si offre ai Comuni un aiuto.
«Introducendo il comma 4 bis si offre alle amministrazioni comunali un sostegno. Con questa modifica si specifica, nero su bianco, che qualsiasi nuova, ulteriore moschea potrà essere ammessa solo in quelle aree che, in base ai piani regolatori comunali, sono identificate come “standard”. Aree destinate ad accogliere attrezzature, strutture di interesse comune».
Concretamente, fuori da queste aree standard che sono ben definite dagli strumenti urbanistici, non saranno autorizzate nuove moschee?
«Traduzione esatta. Come recita il testo dell’emendamento “fino all’approvazione del piano dei servizi, la realizzazione di nuove attrezzature per servizi religiosi è ammessa unicamente su aree classificate a standard nei vigenti strumenti urbanistici generali e specificatamente destinate ad attrezzature per interesse comune”».
Ma la legge 12 già regolamenta la possibilità o meno di edificare nuove moschee.
«Sì, già abbiamo iniziato a regolamentare al meglio l’apertura di nuovi luoghi di culto coinvolgendo gli enti locali, chiamati a verificare tutte le condizioni di legge necessarie sia sotto il profilo urbanistico che sanitario. Adesso, offriamo alle amministrazioni comunali un’ulteriore possibilità».
Be’, sa già che l’accuseranno di limitare la libertà di culto agli islamici...
«Dicano quello che vogliono. Ma prima si rileggano quello che sostiene l’Ismu: oggi, sul territorio di Milano, ci sono quartieri-ghetto in periferia. A Milano, sempre dati Ismu, c’è una presenza extracomunitaria pari al diciassette per cento della popolazione locale. Alle anime belle che vagheggiano di integrazione domando: ma in questa situazione pensano che sia davvero possibile l’integrazione? Per loro è l’istituto di credito solo per stranieri, con impiegati che non parlano in italiano? Suvvia, non raccontiamoci balle».
E le prove di dialogo sui rom di Palazzo Marino, dove le mette?
«Lo chieda ai cittadini del Vigentino, che non ce la fanno più a sopportare quest’emergenza».