Boni: «Niente soldi per altre baraccopoli»

Marcello Chirico

Stop da subito ai finanziamenti regionali per la realizzazione di campi d’accoglienza per i nomadi, e in seguito la cancellazione definitiva di queste strutture dai Piani Regolatori comunali. Dopo gli ultimi episodi di violenza, a Milano e a Varese, che hanno avuto come protagonisti degli immigrati clandestini, la Lega pianifica in Regione il repulisti, utilizzando le armi legislative in proprio possesso. E che sono: il proprio potere discrezionale sull’assegnazione dei fondi europei e la modifica di quella legge urbanistica impugnata prima dal Governo centrale e poi bocciata pure dal Tar.
Una decisione, quella di avviare la tolleranza zero contro i campi nomadi, che il neo assessore all’urbanistica Davide Boni annuncia proprio nel giorno in cui la Caritas ambrosiana - attraverso il proprio direttore, don Roberto Davanzo - ha invitato proprio il Pirellone «a rifinanziare una legge del ’97, per cui ha già ricevuto i fondi europei ma relativamente alla quale è stata inadempiente». E sempre ieri, proprio il governatore Roberto Formigoni, sul tema della convivenza fra realtà culturali diverse, si è detto favorevole «a ripartire dalla persona e dalle sue esigenze fondamentali, dalla domanda di libertà e dignità che ogni essere umano rappresenta».
«Quello dei campi nomadi è un problema che va al di là del sottoscritto e di Formigoni, ma tocca da vicino la gente e va risolto - ha spiegato Boni -: per quanto mi riguarda, non ho intenzione di finanziare più con nemmeno un euro la legge a cui fa riferimento la Caritas, perché da aree di transito i campi in questione si sono trasformati col tempo in baraccopoli permanenti, piene di immigrati irregolari. Quindi, i fondi europei , che ammontano ogni anno a qualche migliaia di euro, verranno dirottati su altre voci regionali. Sono disposto ad andare in tribunale pur di difendere questa mia decisione. Qualcuno nella coalizione non è d’accordo? Allora, delle due l’una: o si finanzia quella legge oppure se ne va l’assessore. Sul tema nomadi ho deciso di essere inflessibile, soprattutto in questo momento».
E Boni non si ferma qui: ha pure intenzione di inserire nella nuova legge urbanistica regionale un articoletto col quale la Regione potrà bloccare la realizzazione o la permanenza, su suoli demaniali, di centri d’accoglienza o simili. «Sono già al lavoro per predisporre questa nuova regola - conferma l’assessore leghista -: voglio cancellare definitivamente queste strutture dalla Lombardia, perché per ospitare i clandestini esistono già le patrie galere e non baraccopoli illegali. L’area di via Corelli, tanto per fare un esempio, dovrebbe essere un’area destinata a verde pubblico e invece non lo è. In viale Triboniano il Comune di Milano ha speso inutilmente un milione di euro per una struttura senza senso e che crea solo problemi a chi abita vicino. La capisco, perché nemmeno la Regione potrebbe avere dei propri uffici di fronte ad un campo nomadi: è successo con via Adda, e poi per sgomberarla ci abbiamo messo due anni. Meglio predisporre subito delle contromisure affinché non si creino più baraccopoli di quel tipo sul nostro territorio».
Meno radicale, ma comunque preoccupato per la situazione in essere è pure il neo capogruppo regionale di An, Roberto Alboni, il quale si «congratula con Comuni di sinistra dell’hinterland e Provincia, i quali si vantano di essere i grandi difensori di immigrati e nomadi e non hanno mai mosso un dito per organizzare campi attrezzati e aprire nuovi centri d’accoglienza. Fa effetto notare come su questi temi è proprio la sinistra ad essere contraria, ed è quindi la prima responsabile se accadono certi episodi. La legge Bossi-Fini è chiara: uno straniero deve venire in Italia solo se ha un lavoro, ed è questa la linea che la Lombardia dovrà tenere per fronteggiare il fenomeno immigrazione». Maria Grazia Fabrizio, della Margherita, propone invece di discutere in consiglio «soluzioni locali che possano ridare sicurezza ai cittadini e dignità agli immigrati onesti. Ma la Bossi-Fini ha aumentato il disagio. La situazione è seria e non si può più aspettare».

Annunci

Altri articoli