Boni sex symbol, ma senza parrucche

da Roma

L'effetto di Alessio Boni sulle donne? State a sentire. Quando uscì La meglio gioventù, ascoltai con le mie orecchie una procace quarantenne suggerire golosamente all'amica: «La cosa più bella del film è quando Alessio Boni si taglia i capelli. Con quella ridicola parrucca non si vedeva quanto è “bono”». Vero, le parrucche gli stano male. Specie quando, come all'epoca della miniserie Cime tempestose, dove era Heathcliff, la complicata extension ai capelli si trasformò, causa gelo slovacco, in una specie di gatto morto in testa, in una matassa nera secca e sgraziata. Chiome a parte, «bono» di nome e di fatto, l'attore bergamasco è diventato in pochi anni il nostro Brad Pitt. Merito del ventre «tartarugato», piatto e muscoloso, di quel viso da maledetto, con tendenza autodistruttiva. Si lamenta una sua fan nel Forum in rete che lo riguarda: «Mai mi sono espressa “in pubblico” su un uomo. Ma è troppo bello, Alessio!!! Perché gli fanno fare sempre la parte dell'isterico?». E un'altra scrive: «L'hai conosciuto davvero? Racconta: è figo come sembra?». Strano destino per un attore che viene dal teatro, ha recitato Eschilo e Mauriac e dovuto praticare una lunga gavetta in tv prima di essere «scoperto». Lui, in fatto di donne, si schermisce un po'. Ricorda che non ha mai recitato scene di nudo totale. Ma può sempre cominciare. Basta che poi non faccia come Stefano Accorsi, che querelò Ciak per aver riprodotto il suo mitico nudo frontale tratto da un fotogramma di Ovunque sei.