«Bonifiche ambientali e strade L’India ci ha chiesto una mano»

Formigoni fa il bilancio del suo ultimo viaggio e della «politica estera» del Pirellone: «Prossima missione? Siberia»

nostro inviato a Bombay
«Adesso puntiamo sulla Siberia». Roberto Formigoni ha appena concluso la missione indiana e, mentre fa il bilancio dei nuovi accordi stretti a Delhi e Bombay, guarda al futuro delle relazioni internazionali della Lombardia. «La prossima tappa sarà la Russia, con cui abbiamo rapporti già forti che vogliamo consolidare, aggiungendo la Siberia ai partner commerciali» spiega il presidente della Regione.
Quali le ragioni specifiche della missione in India? E' soddisfatto dei risultati?
«Era importante esserci adesso, quando l'India sta esplodendo davanti al mondo e infatti abbiamo incontrato delegazioni di tutto il mondo, dall’Ontario all’Inghilterra di Gordon Brown. Il bilancio è positivo su tutto il fronte, abbiamo trovato una grande accoglienza, conferma che la Lombardia è nota, ricercata e apprezzata e che il nostro è un discorso innovativo».
Sono stati siglati tutti gli accordi che si attendeva? Quali i principali?
«Non è saltato un solo incontro, anzi se ne sono aggiunti di nuovi. È stato firmato un importante accordo per la formazione di un nuovo distretto tessile a Bombay al quale partecipa, oltre che la Lombardia e la Regione del Maharashtra, anche il Politecnico di Milano. Un’altra intesa è stata siglata tra la Cattolica e lo Iola institute of administration. A questi si aggiungono numerose joint venture tra singole imprese. Sono state poi poste le basi per girare in Lombardia film indiani, una ventina di produttori verranno a studiare le nostre location e è nota l'importanza dell'industria cinematografica di Bollywood».
Lei ha incontrato diversi ministri e il governatore di Delhi. Che esiti sono nati dai colloqui?
«Le autorità politiche ci hanno chiesto una mano a costruire le infrastrutture di collegamento di cui hanno bisogno e di contribuire alle bonifiche ambientali. Noi abbiamo proposto come partner Infrastrutture lombarde, ci manderanno nelle prossime settimane tecnici per valutare progetti per strade, autostrade, depurazione e ciclo dei rifiuti. Inoltre sono interessati al modello dei distretti e delle piccole imprese per far fare un salto all'India contadina grazie all'artigianato di qualità».
Perché è necessaria una politica estera della Regione? E in che cosa si differenzia da quella nazionale?
«Oggi la competizione è tra sistemi che sono sempre più subnazionali, regionali e distrettuali. Conta l’efficienza dell’impresa ma anche essere all’interno di una rete che funziona. Per la Lombardia avere relazioni internazionali intense è un’esigenza del sistema prima ancora che una scelta politica. L’economia lombarda ha una grandissima vocazione internazionale, realizza il 35% dell’export e il 40% dell’import. Un discorso che vale anche per la cultura, l’università e per gli stessi cittadini che viaggiano moltissimo. Noi raccogliamo, raccordiamo e rappresentiamo una spinta che è nel dna dei lombardi».
Il ministro con delega al Commercio estero, Emma Bonino, ha criticato l'eccesso di missioni internazionali da parte di Comuni e Regioni. Lei vede il rischio di sprechi?
«Non sono mai state fatte critiche di questo genere alla Regione Lombardia, anzi noi riceviamo spinte costanti a andare in tale direzione. Abbiamo dieci milioni di abitanti, sono gli stessi cittadini che ci chiedono di costruire per loro una rete nel mondo. Guai a non dargli ascolto. Tutt'altro è il discorso se Regioni o Comuni vanno in giro a fare turismo».
Quali sono le aree del mondo su cui conviene puntare? Pensa sia necessario compiere una scelta tra la Cina e l'India?
«Credo che si debba tenere gli occhi bene aperti dappertutto e è quel che ho cercato di fare, muovendomi dall'Australia al Sudafrica all'America latina fino a Cina e India. In Cina sono arrivato nel '97 , appena eletto, ma era già tardi. L’India è un Paese democratico, con una lingua europea, e inoltre abbiamo il vantaggio di essere in tempo, durante la prima missione di cinque anni fa abbiamo raccolto i primi vagiti dello sviluppo economico. Colpisce l'aumento della velocità della crescita negli ultimi cinque anni, ma anche l'altra faccia della medaglia, l'India di madre Teresa di Calcutta e della sofferenza umana. Quest'India non va abbandonata a se stessa».