La Bonino in Europa ha difeso le Coop e tradito la Chiesa

Sugli sconti fiscali il ministro per le Politiche comunitarie ha sostenuto la causa delle cooperative ma non quella della Cei, oggetto di chiarimenti da parte di Bruxelles

nostro inviato a Strasburgo

Raccontano che a Bruxelles, il commissario alla Concorrenza, l'olandese Neelie Kroes, sia molto ma molto irritata. Una interrogazione così dura sul suo intervento nei rapporti tra fisco italiano e Chiesa cattolica, non se l'aspettava proprio. Tantomeno la chiosa finale che ipotizza una sua cacciata da Berleymont. E se è pur vero che quella cartellina con una cinquantina di firme non è stata ancora presentata all'Europarlamento perché il punto di riferimento della «lobby cattolica» nella Ue, il vicepresidente dell'Europarlamento Mario Mauro (eletto in Forza Italia), preferisce vedere la piega che prenderanno le cose, è pur sempre sgradevole sapere che c'è chi pensa che un ministro di Barroso abbia giocato sporco. Magari piegandosi alle brighe nazionali di qualcun altro.
Se infatti nelle nota querelle sugli sconti fiscali concessi a suo tempo da Amato alla Chiesa cattolica non è accaduto molto sopra il pelo dell'acqua, sul fondo le cose si stanno agitando parecchio. Intanto a Strasburgo gli eurodeputati del Ppe che hanno formato un gruppo di pressione cattolico in contrapposizione alle lobby pro-gay o pro-staminali, hanno scoperto che a Roma, al dicastero del Tesoro, esiste uno speciale ufficio che si deve occupare dei rapporti economici Chiesa-Stato. Chi lo presiede, il viceministro Roberto Pinza (Margherita), ha fatto però sapere di esser stato tenuto all'oscuro di tutto. Dopo le denunce avviate a Bruxelles per le esenzioni fiscali sugli immobili di proprietà ecclesiale (dove si fa attività sociale e non commerciale), si pensava che i chiarimenti chiesti dal commissario Kroes sarebbero finiti su quei tavoli. E invece, niente.
Sale dunque il sospetto che altri abbiano organizzato, dall'Italia, la regia dello scontro avviato formalmente dai radicali italiani con l'aiuto della sinistra francese. Perché la questione non è passata sui tavoli di Pinza? E perché - ancor più stranamente - la Cei non è stata avvertita del contenzioso aperto a Bruxelles sul suo conto come è invece avvenuto per tutti gli altri soggetti sul conto dei quali erano stato chiesti chiarimenti (vedi Mediaset, Fiat, Telecom)? Mistero.
E c'è di più. Rovistando nei propri archivi, alcuni degli eurodeputati che fanno capo alla lobby cattolica, hanno scoperto che giusto nel marzo di quest'anno, il ministro per le Politiche comunitarie e il commercio estero, Emma Bonino, era intervenuta al congresso nazionale della Legacoop (le cooperative rosse), facendo presente come lei stessa aveva tenuto a spiegare i perché e i percome degli sconti fiscali concessi alle coop davanti alle perplessità della commissaria alla Concorrenza: «Le ho fatto presente - aveva detto - come l'impresa cooperativa costituisca un pezzo importante del modello sociale europeo, le cui peculiarità esigono un regime specifico, e ho ricevuto dalla commissaria confortanti assicurazioni sulla piena consapevolezza del ruolo fondamentale giocato dalle coop in Italia».
Insomma per i supermarket rossi gli sconti fiscali si possono fare, anche se forse violano la concorrenza. Mentre per la Chiesa - che un esperto come Uckmar giudica più che legittimi dato che «si sostiene il no profit» - assolutamente no.
Nell'Europarlamento qualcuno ha avvertito puzza di bruciato. E - in attesa di un via libera di Mauro, che attende di capire se davvero la Kroes si è resa complice di una manovra tutta italiana o è stata tirata dentro per i capelli - ha tirato giù qualche riga in cui, osservato come la Chiesa cattolica in Italia sia esentata dalle tasse sugli immobili dove svolge attività sociale, al pari delle altre religioni e delle organizzazioni no profit; considerato che non c'è violazione di un interesse economico e tantomeno della concorrenza e che la materia fiscale è notoriamente di competenza nazionale, chiede a Barroso se non ritiene «ingiustificato e tendenzioso» il chiarimento chiesto dalla Kroes. E chiude dicendo di voler sapere se - in caso di caduta del rapporto fiduciario coll'Europarlamento - la stessa Kroes sarebbe pronta a dimettersi. Come da trattati. A seguire, 50 firme.