La Bonino per restare in sella cerca una poltrona a Bruxelles

da Roma

Nel governo Berlusconi? No, grazie. Ma Emma Bonino, attuale ministro del Commercio estero e delle politiche europee con Prodi, non chiude la porta ad eventuali incarichi «bipartisan».
«Accetterei se fossero di livello europeo o internazionale», spiega al forum on line del Corriere della Sera, quando uno dei partecipanti le chiede se ci starebbe a collaborare con il Cavaliere in caso di vittoria del centrodestra. E precisa anche di che tipo potrebbe essere l’incarico gradito: «Tipo quello che ricopre ora Franco Frattini. Invece non vorrei avere un ruolo nella politica italiana, anche per coerenza con le mie scelte politiche».
Si tratta di un «ballon d’essai», come lo definiscono i collaboratori del ministro, tutt’altro che casuale: la poltrona di Frattini (candidato Pdl e probabile futuro ministro) sarà effettivamente in palio tra pochi giorni. E non è un incarico da poco: commissario alla Giustizia e ai diritti e vicepresidente della Commissione Ue. Un mestiere che la Bonino conosce bene, perché dal ’95 (nominata proprio dal primo governo Berlusconi) ricoprì l’incarico di commissario per i Consumatori, la pesca e le emergenze umanitarie. Con grandi successi e unanimi riconoscimenti.
Tornare a Bruxelles le piacerebbe, ora che si sta concludendo l’esperienza di governo in Italia. E il suo nome circola in varie sedi tra i possibili successori di Frattini. Certo, si tratta di un incarico che durerà solo un anno e mezzo, ma non è detto che chi sta lì poi non ci rimanga.
Le dimissioni di Frattini saranno ufficializzate il 15 aprile, subito dopo le elezioni, e il braccio di ferro su a chi spetti la nomina è già aperto. Berlusconi la rivendica al suo governo, in caso di vittoria elettorale, ma Prodi non ha alcuna intenzione di regalargliela e ha messo in chiaro che tecnicamente la nomina spetta al suo governo. In ogni caso, fanno notare gli esperti della materia, dovrà comunque esserci una consultazione tra maggioranza e opposizione, e un benestare di entrambe le parti al candidato.
Lo stesso Frattini, suscitando le indignate proteste della Lega, ha nelle scorse settimane pubblicamente suggerito un nome di centrosinistra per la propria successione: quello di Giuliano Amato. Nome che a Prodi non dispiacerebbe. In casa azzurra circolano quelli degli eurodeputati Antonio Tajani e Mario Mauro, ma difficilmente avrebbero luce verde dall’attuale inquilino di Palazzo Chigi. Qualche chance in più potrebbe averla Giorgio La Malfa, mentre dal Pd si ipotizza la candidatura del ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro. E poi c’è lei, Emma, forte del proprio curriculum internazionale ed europeo. Nei giorni scorsi la commissaria Ue alla Comunicazione, Margot Wallstrom, ha evocato proprio la Bonino come possibile candidata ad una delle quattro future poltronissime europee (presidente dell’Unione, della Commissione, rappresentante della Politica estera e presidente dell’Europarlamento), insieme ad altre quattro donne di rilievo: Angela Merkel, l’ex presidente irlandese, Mary Robinson e la presidente finlandese, Tarja Hallonen.
Intanto, la Bonino frena sullo scioglimento dei Radicali nel Pd: «Noi siamo per il sistema anglosassone ma il Pd ha dei grossi limiti. Bisogna vedere come riusciremo a incidere perché abbia invece regole serie».